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Il rosmarino non capisce l’inverno

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Margherita di solito non va ai funerali dei malati che segue, perché fa parte del suo lavoro riuscire a preservare un certo equilibrio emotivo, considerando il fatto che non può affatto concedersi il lusso di vivere ogni percorso clinico come se fosse una storia personale. Margherita ha deciso di diventare infermiera oncologica quando, a dodici anni, la zia da tempo ammalata, alla quale si è dedicata con amorevole pazienza per oltre due anni, muore e la lascia con una fastidiosa sensazione di mancanza: non sente più il calore che deriva dal poter offrire conforto a chi la faceva sentire una ragazzina tanto speciale. E ora, in un sabato di ottobre in cui il cielo promette una pioggia che non ne vuole sapere di venire giù, Margherita ha appena parcheggiato dietro una vecchia Punto bianca e si avvicina alla chiesa in cui sta per svolgersi il funerale dell’ultima paziente alla quale si è dedicata. Non ci sono fiori, né ghirlande commemorative. Ci sono solo alcune piantine in vaso. Le amiche della sua paziente sono raccolte accanto al feretro, ma Margherita non se la sente di avvicinarsi a loro. Sa che, spesso, la sua semplice presenza ricorda a parenti e ad amici i momenti peggiori dell’ultima fase di vita del loro congiunto e non se la sente di sostenere il loro sguardo. Ricorda gli ultimi scampoli di dialogo con la donna, ricoverata due mesi prima quando, dopo averla graziata già una volta, quel mostro maledetto che è il cancro è tornata a farle visita. In quell’occasione le parole della donna l’hanno portata a riflettere su di sé e sull’esistenza che stava conducendo, una quotidianità in cui non si è mai concessa la possibilità di correre un rischio, di fare una cosa sbagliata. Ha, in fondo, trascorso anni a scalare una montagna che non è davvero la sua. Ecco perché ha deciso di seguire il suggerimento della sua paziente e di voltare pagina…

Il cuore delle persone, scrive Murakami e sottoscrive Matteo Bussola, trova la sua massima coesione attraverso le ferite, la sofferenza e le fragilità. E di persone - donne nello specifico - ferite, sofferenti ma dignitose pur nelle loro fragilità racconta l’ultimo romanzo di Matteo Bussola, scrittore, fumettista, conduttore radiofonico italiano con una laurea in architettura nel curriculum e uno stile di scrittura particolarmente delicato come caratteristica saliente. Profondo e poetico, il libro è un percorso capace di restituire, con un’urgenza che si fa sempre più incalzante, i più significativi dettagli del percorso umano, che si trova a fronteggiare di volta in volta situazioni che richiedono di operare una scelta. Che si tratti di dover voltare pagina, di congedarsi da chi non c’è più, di condividere una sofferenza, di dover metabolizzare un addio poco importa. Quello che accomuna le storie che Bussola mette sulla carta è la consapevolezza delle contraddizioni che albergano nell’animo umano; è l’individuazione dell’istante in cui i protagonisti sono costretti a guardare in faccia se stessi, la propria quotidianità, la propria preziosa comfort zone e sono chiamati a prendere una decisione. Devono imparare a tornare sui loro passi e a riprendere il cammino su una strada diversa dalla precedente; devono imparare a perdonare e a perdonarsi; devono aprirsi e accogliere l’altro da sé. Devono mettersi in gioco, quindi, guardarsi allo specchio e imparare a riconoscersi, individuando la paura più radicata nascosta nel cuore di ciascuno: quella di essere felice. Bussola sa scrivere e lo dimostra una volta ancora, offrendo al lettore racconti costruiti perfettamente che si insinuano nella rabbia, negli inciampi, nelle ferite, nelle fratture, negli scampoli di gioia dei protagonisti. Sono radiografie perfette, lame taglienti che vivisezionano il cuore umano e ne mostrano le pieghe più nascoste. Quando la vita non concede tregue, occorre trovare il coraggio di non mollare, concedere il rischio di cadere o resistere, con la stessa determinazione con cui la pianta del rosmarino, così semplice ma così tenace, sfida l’inverno e torna a brillare in primavera. Storie ordinarie di donne che realizzano di aver soffocato la propria voce e provano a riappropriarsene, trasformando in questo modo un’esistenza ordinaria in qualcosa di veramente straordinario.