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Il sanatorio

Il sanatorio

Elin Warner non è certa di poter ancora qualificarsi come detective e nonostante i solleciti ufficiali a decidere cosa fare, i mesi di autosospensione stanno diventando un po’ troppi senza che lei sia riuscita a risolvere il suo problema. È molto provata, ancora preda del panico che ancora la coglie e le impedisce di essere il poliziotto efficiente che è sempre stata. È stata invitata insieme al fidanzato Will presso un hotel superlusso sulle Alpi svizzere, è stato costruito ristrutturando l’edificio che molti anni prima ospitava un sanatorio. L’evento da festeggiare è il fidanzamento di suo fratello Isaac con Laure, amica d’infanzia persa e che forse è ora di ritrovare. Come è ovvio l’hotel è difficilmente raggiungibile e già durante il viaggio con il piccolo bus messo a disposizione, l’inquietudine di Elin che aumenta ad ogni tornante, la tentazione di andarsene è fortissima. Troppi sospesi su questo incontro, il suo allontanamento dal lavoro, l’insistenza di Will perché finalmente vadano a vivere insieme, il fantasma di Sam – l’altro fratello - e i sospetti sull’incidente in cui è morto, la malattia e la morte della madre, tutti dolori e misteri affrontati da sola. Nonostante tutto decide che deve farcela, affrontare i problemi è probabilmente l’unico modo per uscirne. La cosa si rivela da subito probabilmente superiore alle sue capacità, in poche ore la situazione si complica quasi inestricabilmente. Si scatena una tempesta di neve che rende impossibile andarsene, la fidanzata del fratello scompare e lui ha una reazione del tutto anomala e non poco sospetta. Come se non bastasse, qualcuno tenta di ucciderla in una delle piscine termali...

Mai fidarsi troppo delle fascette e degli strilli in quarta di copertina e aggiungo nemmeno dei cosiddetti “casi editoriali”, millantati o reali. Venduto in venticinque Paesi, questo thriller d’esordio si rivela in realtà decisamente poco appassionante. La storia è vista e rivista, da Edgar Allan Poe in poi, il presunto omicidio e il detective mentalmente non lucido e personalmente coinvolto credo sia stato usato in tutte le ambientazioni possibili e immaginabili, dalla villa isolata in cui è ambientato Dieci piccoli indiani ai luoghi irraggiungibili causa meteo avverso, così come l’apparente mancanza di moventi nei confronti delle vittime, i fari puntati su un sospetto in maniera così palese che è del tutto ovvio che non sarà quello il colpevole. Niente di nuovo neanche nel fatto che chi indaga lo faccia non ufficialmente in un Paese dove non ha giurisdizione e violando la metà delle leggi vigenti. C’è delusione per l’inconsistenza della trama, purtroppo non si ha neanche il conforto di una scrittura di quelle che renderebbero affascinanti anche gli elenchi del telefono. Descrizioni tutte uguali - e per carità, capisco che una eccezionale quantità di neve renda tutto bianco ma purtroppo neanche l’hotel, che pure essendo un posto extralusso almeno potenzialmente si presterebbe, sia invece monocolore e freddo almeno quanto l’esterno. Lo stesso vale per i caratteri, poco approfonditi, con indizi seminati qui e là che sembrano preludere a rivelazioni sconvolgenti che non arrivano. Tutto questo non scoraggi però il lettore, per chi ama i thriller con indagine psicologica diciamo leggera, per chi cerca solo qualche ora di evasione e non fa troppo caso ai particolari, per chi si avvicina al genere senza avere assimilato anni e anni di pagine adrenaliniche o menti geniali, va benissimo. Senza lode e senza infamia: si lascia leggere.