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Il sarto volante

sartovolante

Una piccola folla si riunisce sotto la torre Eiffel, tra cui anche qualche giornalista e dei poliziotti: dalla piattaforma del primo piano, a cinquantasette metri di altezza, sta per gettarsi un uomo. Trentatreenne, boemo, sarto: Franz Reichelt, inventore. È il 4 febbraio del 1912. Quando Franz arriva a Parigi, dodici anni prima, in pochi si fidano. È quasi un tedesco, parla poco e a voce bassa. Spesso si nasconde timidamente dietro un sorriso, quando gli mancano le parole in francese. Ma ha le mani d’oro e in breve tempo apre il suo atelier e il suo negozio, in rue Gaillon 8. Tanto è apprezzato, come sarto, che l’abito esposto in vetrina è conosciuto in tutta la via come “il vestito”. E però nessuno può venderlo, nessuno può toccarlo. Neanche Alice, che pure ha libero accesso a tutto: tessuti, forbici, attrezzi. Alice è la figlia di Louise, l’assistente del sarto, e adora Franz. Spesso prende il libro di poesie, che né lei né Franz sanno leggere perfettamente. Antonio è l’unico amico che sia rimasto a Franz, da quando vive a Parigi. Prima sarto come lui, nel 1908 è preda della smania collettiva per le automobili: prende, molla tutto e va a gareggiare. L’anno dopo, di nuovo, il destino improvvisamente lo chiama: costruirà un aeroplano…

Quella di Franz Reichelt è la prima morte mai catturata da una cinepresa. Privo di studi tecnico-scientifici, il sarto si fece inventore di una curiosa tuta paracadute e decise di dimostrarne l’efficacia saltando lui stesso da circa sessanta metri di altezza, nonostante i tentativi precedenti eseguiti con dei manichini fossero falliti. Il filmato è facilmente reperibile, spesso pubblicato come una curiosità, come una dimostrazione tragicomica di dabbenaggine e incoscienza. Tuttavia la storia di Reichelt riflette in sé una quantità notevole di suggestioni. Prima di tutto, lo spirito di un’epoca. I primi anni del secolo scorso hanno visto l’ottimismo e l’esaltazione per il progresso incarnarsi in automobili, motori, aeroplani; si moltiplicavano gli inventori e semplici dilettanti conquistavano la gloria con i loro brevetti. Le tragedie, che inevitabilmente accompagnavano i tentativi di volo, solo spingevano l’intelligenza collettiva verso ancora più tecnica, ancora più invenzioni. In secondo luogo, la vicenda umana di Reichelt è la vicenda di un marginale che cerca il suo riscatto e lo fa tuffandosi – con il suo fardello di dramma – nella corrente della società in cui vuole inserirsi, e che da questa corrente finisce per essere trascinato. In ultimo, soprattutto, la tragedia del sarto volante – come quella di Icaro – si fa allegoria di ogni volta che l’esperienza umana compie un suo salto, un suo volo, un suo schianto. E questa allegoria è esplicitata da Étienne Kern, critico letterario al suo romanzo d’esordio, in una narrazione coerente e avvincente, ben intrecciata su piani temporali ed emotivi diversi. Una bella storia, potentemente moderna, che però sembra la riscrittura di un classico.