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Il secolo dei giganti - Il cielo di pietra

Il secolo dei giganti - Il cielo di pietra

Venezia, agosto 1565. La notte è molto calda, troppo calda per un vecchio che ha passato la sessantina ed è stremato dalla fatica di una giornata passata in studio a impastare colori. Agosto è veramente insopportabile a Venezia, quando non arrivano i venti dalle montagne a rinfrescare l’aria della città lagunare. Il pittore decide di farsi una passeggiata notturna, quando Venezia si anima di feste che cominciano al tramonto e finiscono molto dopo l’alba. Una città che non si rassegna mai alla sobrietà e alla misura. Quest’anno però è un po’ diverso dato che minacce di guerra spirano dall’impero della Sublime Porta, attraversando tutto il Dominio da Mar che ha fatto la fortuna di Venezia negli ultimi otto secoli. Il vecchio pittore arriva alla grande porta dell’Arsenale verso il Canal Grande. Un luogo inaccessibile dove nessun veneziano può accedervi liberamente. Qui si costruiscono le navi più potenti del mondo. Tiziano riesce a scorgere nel canale un uomo che si muove sotto il pelo dell’acqua molto velocemente. Le guardie non si accorgono di nulla. Tiziano rimane immobile fra due leoni di pietra per poi avvicinarsi all’acqua, non appena la guardia si è ritirata. Qui galleggiano dei fogli di carta ben visibili. Hanno i tratti inconfondibili della scrittura ottomana e anche alcuni disegni di barche, di chiglie e di remi delle gloriose galee della Repubblica di Venezia. La scrittura e i disegni però svaniscono a contatto con l’acqua, grazie a un inchiostro speciale...

Antonio Forcellino, uno dei più grandi restauratori italiani, storico e architetto, porta a conclusione la sua celebre saga storica de Il secolo dei giganti, con questo suo quinto romanzo. Il Rinascimento fa ancora da sfondo alle lotte tra potenti famiglie, doppi giochi e uno scontro inderogabile che sembrano fronteggiarsi da tutta una vita: la Serenissima Repubblica di Venezia e l’impero Ottomano. La copertina è infatti dedicata al doge Sebastiano Venier, ammiraglio vincitore a Lepanto, in un ritratto del Tintoretto. L’autore ci avvisa fin dall’inizio che all’interno delle pagine del romanzo potremo trovare licenze cronologiche e geografiche che renderanno più fluida la narrazione ma l’impianto della trama è comunque sempre solido, godibile e soprattutto storicamente valido. Ritroviamo naturalmente Michelangelo, protagonista indiscusso della saga, reduce dagli scontri fratricidi dei Borgia, i Della Rovere, i Medici e i Farnese e Morone rinchiuso a Castel Sant’Angelo accusato di eresia da Paolo IV. In Turchia invece Solimano, nonostante sia gravemente malato, non vuole designare un successore legittimo e quindi i figli Selim e Bayezid si preparano allo scontro. L’ennesimo atto d’amore nei confronti del Rinascimento che rappresenta una degna conclusione a una saga che ha appassionato migliaia di lettori.