Salta al contenuto principale

Il segreto di Amrit Kaur

Il segreto di Amrit Kaur

Mumbai, primi di marzo 2007. La curiosità ha spinto Livia a vagare per tutta la giornata in mezzo al traffico arroventato e il lerciume della miseria, fra grattacieli solitari e vecchie ville in rovina. Ha inseguito l’ombra e ha cercato di vincere la terribile sonnolenza che la opprime da quando ha lasciato l’Italia, pochi giorni dopo il funerale del fratello, portato via in pochi mesi, ancora troppo giovane, da una feroce malattia. È arrivata a Mumbai come una sonnambula per un improrogabile impegno di lavoro: scrivere un ritratto del romanziere Vikram Chandra, che per qualche giorno l’ha accompagnata in giro per la città che ha ispirato il suo romanzo più ambizioso, Giochi sacri. Livia è rimasta un giorno in più per starsene da sola e ha cominciato questa mattinata infuocata facendo qualcosa per lei insolito: andare, seguendo il consiglio di Aimone — l’amore da cui si è separata — da un anziano filosofo che ogni sabato mattina apre per due ore la sua casa a chiunque sia interessato alle sue “conversazioni”. Livia ha cercato di passare inosservata, ma viene fatta sedere proprio davanti alla poltrona del guru che le pone la stessa domanda due volte: “Perché sei qui?”. Nelle parole del maestro non trova una verità nascosta cui aggrapparsi, eppure sente che è in atto un cambiamento. Più tardi, nel vecchio Prince of Wales Museum, dove si rifugia dal sole del primo pomeriggio, fra i ritratti di maharaja e maharani opera di Lafayette, un fotografo irlandese con uno pseudonimo francese, la fotografia di una giovane donna vestita in modo elegante ma sobrio col marito attira la sua attenzione. Si tratta di “Sua Altezza Reale Rani Shri Amrit Kaur Sahib” che, arrestata dalla Gestapo nella Parigi occupata, con l’accusa di aver aiutato degli ebrei a lasciare il Paese, era sopravvissuta meno di un anno alla prigionia nazista. Comincia così quest’avventura: come un lampo di curiosità in un momento in cui passato e futuro sono oscurati dall’intenso senso di perdita. Una ricerca che si rivelerà un viaggio alla scoperta di un mondo scomparso, in un labirinto popolato da personaggi singolari, se non romanzeschi. Con la consapevolezza che risolvere questo mistero significherà anche cominciare una nuova vita...

Livia Manera Sambuy è una giornalista culturale: scrive di libri e scrittori dell'area anglo- americana sulle pagine letterarie del “Corriere della Sera”. È l’autrice di due documentari su Philip Roth, e del libro Non scrivere di me. La gratificazione offerta dal suo lavoro va ben oltre il guadagnarsi la vita: leggere e viaggiare la ricompensano con un’esistenza più ricca e le restituiscono la carica. Dopo aver fatto di New York il suo “altrove” e aver allentato il legame con la sua città, Milano, in un momento di ribellione decide di trasferirsi a Parigi, un luogo dove non ha contatti e di cui non parla la lingua. Aprendo uno dei tanti scatoloni che si è trascinata dietro, trova una cartellina con sopra Rani di Mandi: è da più di un anno che non pensa alla storia della sfortunata principessa scoperta a Mumbai. Da un’amica indiana ha saputo che, secondo l’unica figlia ancora in vita, le informazioni che accompagnavano il ritratto non erano corrette. L’idea di chiamare un’anziana signora all’altro capo del mondo per chiedere della madre le sembra inaccettabile, eppure, un pomeriggio, trova il coraggio di telefonare e, dopo una breve È conversazione, viene invitata in India. È l’inizio di un viaggio in un mondo di storie che rinviano ad altre storie che rinviano ad altre storie ancora: banchieri capaci di grandi utopie e gioiellieri avventurosi; giovani leoni della Resistenza e agenti segreti di una scaltrezza criminale; esploratori sfortunati e pescatori di perle ridotti in schiavitù; ereditiere e vedove allegre; maghi e ciarlatani e una quantità di principesse tristi e principi spodestati. Proprio come una detective che si avvicina alla verità con rigore, ma anche con una sensibilità sostenuta dall’immaginazione e dalla passione, in questo percorso molto stimolante, l’autrice non solo ricostruisce la vita di Amrit Kaur, ma la fa rivivere. Le ipotesi, i dubbi, le incertezze diventano parte integrante di una narrazione che intreccia tre figure femminili: oltre alla misteriosa vicenda della principessa, c’è Bubbles, la figlia ottantenne che si affida a Livia perché porti alla luce la strana e complicata storia della sua famiglia e che alla fine avrà le risposte che cercava. E, naturalmente, l’autrice, che troverà una risposta che non sapeva di cercare. Le ultime pagine del libro sono dedicate a un “Album fotografico” che illustrano e documentano la narrazione, arricchendone il significato.