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Il segreto di Kregg

Il segreto di Kregg
Il futuro è così futuro che la razza umana è scomparsa. Generate dalle trasformazioni dovute alla diaspora intergalattica e dal darwiniano evoluzionismo, tante etnie, a volte molto differenti tra loro, ne hanno preso il posto. L'antico tronco terrestre è assai lontano dai suoi strani rami. Distante nel tempo è anche la guerra Omeocratica tra il rude Popolo Piccolo e tra i crudeli (?) e giganteschi Blu.
La pace, nella tribù del Laser Fulmine, è ormai routine: gli sciamani, i cantori, i guerrieri, le donne e i bambini vivono le loro vite in armonia con la natura e la comunità. Un giorno (le cose importanti accadono sempre “un giorno”), sulla collina, appare una sagoma enorme che riporta negli occhi dei lillipuziani del futuro lo spettro dei massacratori cerulei... si tratta di Kregg, signore genetico. Tuttavia, l'omone è diverso dagli storici e acerrimi nemici del Popolo: la sua carnagione è chiara, i suoi occhi malinconici, ha intenzioni pacifiche ed un cuore abituato alla solitudine ma incline all'altruismo. Fuggito da Nuova Australia Sette con il solo scopo di errare e conoscere, viene presto accolto nel clan. C'è un segreto, però, che trascende l'apparenza e che Kregg è deciso a non rivelare...
Ne Il segreto di Kregg di Paolo Lanzotti c'è molto, ma avrebbe potuto esserci di più. Se non originale, è comunque ben condotto il rovesciamento tra futuro e passato: l'autore spinge il Tempo al limite dell'immaginabile agganciando le sorti dell'umanità agli albori, racconta i millenni che verranno con il gusto di quelli trascorsi. C'è il fascino dell'antica magia e di arcaiche credenze nei racconti di Holn Crestarossa, narratore delle Storie dell'Alba e custode della memoria storica e culturale, come c'è la tenerezza dell'inciviltà nelle superstizioni e nelle ingenuità alle quali la tribù del Laser Fulmine fa inchinare la sua ignoranza. Kregg, con la sua saggezza (e brama di conoscenza) irrompe senza distruggere, anzi innescando quell'inevitabile meccanismo di evoluzione che inizia con la curiosità e che è scritto nel loop al quale Lanzotti ha condannato la nostra specie. Importanti, in quest'ottica, le riflessioni sulla memoria (di un passato non solo sepolto ma anche dimenticato) e sulla diversità (il gigante protagonista  riesce ad inserirsi attraverso le azioni, indipendentemente dal suo aspetto) che viene prima accettata e poi esaltata da una razza che, inizialmente, la ritiene fonte di terrore e sciagura. Questi “giorni di un futuro passato” sono raccontati con stile sobrio e forse eccessivamente impersonale: i tre narratori, Holn Crestarossa, Kregg e la bella e ribelle Deridell, Tempesta Bruna, tessono la vicenda da punti di vista differenti ma con voci, e soprattutto toni, che si sovrappongono con troppa facilità. Peculiarità e differenza stilistica più accentuate avrebbero dato luogo ad un piacevole concerto piuttosto che ad una litania a tratti monocorde. Nonostante questo Il segreto di Kregg rimane un prodotto di fantascienza sui generis, gradevole declinazione di quel futuribile domestico che instaura corrispondenze emotive profonde con noi “popolo selvaggio”, solo spettri di un passato da cui non si è imparato nulla, ma anche presagi di un futuro che, come vuole il cerchio degli eventi, è destinato a ritornare.