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Il segreto di Medusa

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Medusa è la figlia maggiore di Talete, ha tredici anni ed è di una bellezza straordinaria. Sua madre Aretafila vorrebbe darla in sposa “al miglior offerente” per poter ottenere un buon profitto. Suo padre, invece, ha paura che faccia la stessa fine di sua sorella, uccisa anni prima dal marito a soli quattordici anni. Decide, quindi, di accompagnarla ad Atene e di metterla sotto la protezione della divinità cittadina. Dopo un viaggio di quattro giorni i due finalmente giungono al tempio di Atena, la dea dagli occhi grigi. Nessun uomo ha il permesso di varcare la soglia del tempio e Medusa si ritrova da sola all’interno del luogo sacro in attesa di conoscere quale destino la attende. Tutto a un tratto una voce le si rivolge e la giovane capisce di trovarsi al cospetto della dea Atena in persona, che la provoca per testarne la reale volontà di divenire una sacerdotessa del tempio. Medusa, superata la prova, rimane ad Atene lasciando definitivamente la sua famiglia. Cinque anni dopo. La sacerdotessa Medusa è molto amata dai cittadini di Atene, tra i quali è famosa per la sua grande saggezza. Le sue giornate trascorrono tra il tempio, dove vive occupandosi delle necessità della dea, e la polis, dove rappresenta la stessa Atena dirimendo le dispute dei cittadini e dispensando la sapienza della dea. Oltre a questi compiti, ha a cuore le donne che si rivolgono ad Atena in cerca del suo aiuto. Non sempre, però, riesce a salvarle da una triste sorte, come accade a Cornelia. Ed è proprio al funerale della donna che Medusa viene notata da una persona mescolata tra la folla: Poseidone, il dio del mare travestito da nobile ateniese. La divinità osserva Medusa accusare senza alcun timore il marito di Cornelia di averla uccisa e ne rimane affascinato dal grande coraggio. Il dio, quindi, decide che dovrà trovare a tutti i costi il modo per avvicinarsi a lei…

La figura di Medusa è da sempre fonte di grande ispirazione per le arti visive e letterarie. Come non pensare al dipinto di Caravaggio del 1598, “Scudo con testa di Medusa”, nel quale il mostro viene rappresentato nell’atto di produrre un urlo raccapricciante e con l’orrendo volto contorto. Sono molte le versioni del mito di Medusa, una delle tre Gorgoni che abitavano su un’isola oltre l’oceano. La variante scelta dalla scrittrice inglese Hannah Lynn è quella più romantica e, probabilmente, anche la più tragica. Come narrato da Ovidio, Apollodoro ed Esiodo, Medusa è una bellissima sacerdotessa mortale che viene trasformata in un mostro dalla dea Atena dopo aver giaciuto, seppur contro la sua volontà, con il dio Poseidone all’interno di un tempio a lei dedicato. Dal suo capo, al posto dei bellissimi capelli, la dea le fa spuntare una chioma di serpenti; con lo sguardo, poi, inizia a pietrificare all’istante chiunque lo incroci. Dopo molti anni, infine, arriva l’eroe Perseo che, grazie all’aiuto degli dèi, riesce a decapitarla. Sulla scia di quello che ormai è un filone seguitissimo dopo l’exploit de La canzone di Achille e Circe dell’americana Madeline Miller, molti sono gli autori che traggono ispirazione dalle storie di dèi ed eroi della mitologia greca e romana pubblicando romanzi di discreto successo. Basandosi sui miti classici vengono plasmate storie in cui, a prescindere dalla loro riuscita o meno, è presente una grande impronta personale dello scrittore di turno. Al contrario, qui la Lynn si limita a riportare la storia della Gorgone così com’è stata narrata negli ultimi millenni, allungando semplicemente la zuppa per riuscire ad arrivare a un numero di pagine congruo per una pubblicazione, senza aggiungere nulla di innovativo o particolarmente drammatico. L’interiorità dei personaggi viene solo abbozzata e manca completamente quella profondità che potrebbe portare il lettore a provare per loro alcun sentimento di empatia o disprezzo. Le scene e i dialoghi si limitano a descrivere ciò che accade in maniera totalmente asettica, senza aggiungere quel pathos che dovrebbe essere uno degli elementi chiave di questo genere di narrazione. Il linguaggio e lo stile scorrevoli non bastano per convincere a portare a termine con interesse la lettura del libro. Il finale, poi, è banalmente scontato. Esattamente come tutto il resto dell’opera, infatti, non aggiunge nulla rispetto alla storia conosciuta, tanto da chiedersi se davvero ci fosse bisogno di questa pubblicazione così poco originale.