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Il segugio della morte

Il segugio della morte

In Inghilterra - come dovunque – capita che ci siano due località omonime, una città nell’Hampshire e un minuscolo paesino in Cornovaglia. È in quest’ultimo che vive una suora belga, Marie Angelique, che è arrivata a Folbride come profuga alla fine della Grande guerra. Si è portata dietro il suo mistero, oltre al suo shock. Qualcuno è arrivato a definirla santa, per aver fermato invocando i fulmini (che effettivamente li colpirono) dei soldati tedeschi che volevano assaltare il convento. Di quella notte restano due muri diroccati su uno dei quali è rimasta una specie di impronta, come di un grosso cane, che dopo anni ancora incute un reverenziale timore nella popolazione... Allington West è il maggior esperto in circolazione sui disturbi mentali. Si trova a una cena a casa dei signori Trent, dopo cena è prevista l’esibizione di una medium e ovviamente le conversazioni si arricchiscono di aneddoti in cui ognuno ha avuto o ha sentito parlare di premonizioni e fatti inspiegabili. Alla cena è presente anche il nipote di West, amico dei Trent e segretamente innamorato della moglie Claire. Da qualche parola colta qui e là, un terribile sospetto coglie Dermot, che lo zio non sia stato invitato per semplice cortesia, ma che sia a quel tavolo con uno scopo ben preciso... Un’anziana signora col cuore malandato si fa convincere dal nipote che vive con lei che una radio le farebbe compagnia. Il medico si è raccomandato che la signora non abbia emozioni forti, quella radio che avrebbe dovuto distrarla dai suoi malanni, si rivelerà un errore fatale. Bisognerà però scoprire fatale per chi...

Gli appassionati di giallo (in tutte le sue declinazioni cromatiche e no) quando parlano di lei la chiamano affettuosamente zia Agatha, per qualche ragione (forse legata al fatto che venisse pubblicata da Mondadori, nella collana Giallo, che entrava in migliaia di case) è una delle prime letture che hanno accompagnato la mia generazione e creato così tanti appassionati. Agatha Miller, coniugata Malloway e poi Christie, ha indubbiamente cambiato il modo di leggere. È la scrittrice più tradotta al mondo dopo Shakespeare, il che insomma, diciamo dà un’idea a chi non l’abbia mai letta – ma esiste? – di che calibro stiamo parlando. Se è vero che con monsieur Poirot e le sue cellule grigie e Miss Marple con la sua conoscenza della natura umana – solo per citare i suoi due personaggi più noti – ha conquistato milioni di persone, è anche vero che non si è limitata alla detective story. Sono numerosi infatti i romanzi e i racconti firmati dalla Christie in cui l’occulto ha un suo peso preponderante, occulto che si mescola a fatti razionali o comunque spiegabili dalla scienza anche se la fisica quantistica non era ancora studiata e popolare come lo è oggi. Sicuramente il fatto che la madre godesse della fama di essere una discreta medium ha avuto il suo peso nel rapporto con l’Oltre che la Christie ha maneggiato con scioltezza e senza mai cadere nel trabocchetto dell’assurdo. Il segugio della morte – titolo della raccolta mutuato dal primo racconto - è composto di brevi storie eterogenee. Nei racconti, fedele a se stessa, l’autrice dimostra una volta di più che come sostiene spesso Miss Marple la natura umana è sempre la medesima, con la conseguenza logica che i “moventi” e/o le cause di quelle che sembrano follie o accadimenti paranormali sono sempre molto più semplici di quanto si possa pensare. Anche nel raccontare il mistero, l’inspiegabile - che poi come dicevamo quasi sempre inspiegabile non è - la Christie mantiene inalterata la fedeltà al suo stile e il patto col lettore. Nessun trucco, le informazioni a disposizione per risolvere l’enigma sono le stesse che ha a disposizione chi “indaga”, metterle insieme è la sfida in cui bisogna impegnarsi. Che bell’impegno, però.