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Il sentiero delle babbucce gialle

Il sentiero delle babbucce gialle

Sultan Golestan Farahangi vive da tempo in una fattoria vicino alla città olandese di Delft. Ha posizionato un tavolo di fronte a una finestra e seduto a quel tavolo ha deciso di scrivere la storia della sua vita, a iniziare dall’infanzia trascorsa in Iran, nella città di Arak, tanto simile a Petra, la celebre città giordana. Sultan è nato e cresciuto in un castello. L’ala sud riservata alla famiglia di suo zio e l’ala nord a quella di suo padre, uomo mite e gentile. I suoi antenati erano dei signori feudali e la famiglia gode da sempre di un certo prestigio nella zona. In epoca moderna i Farahangi hanno iniziato a occuparsi della coltivazione e del commercio dello zafferano (un buon zafferano costa più dell’oro), esportandolo in tutto il mondo. Sultan ricorda che proprio occupandosi dei campi, suo padre ha notato una delle operaie impegnate nella raccolta dei preziosi pistilli e se ne è innamorato, sposandola nonostante la differenza di classe e nonostante lei fosse zoppa. Lo descrive come un uomo semplice, questo padre dal grande cuore, incurante delle apparenze, che coltiva una particolare passione: realizzare a mano le scarpe, cucirle e dipingerle. Al punto da creare per la sua sposa delle calzature speciali, studiandone con cura la forma, affinché lei, indossandole, possa camminare senza che si noti la sua zoppia: un paio di splendide babbucce gialle, ammirate da tutti. Sultan descrive con affetto la vita al castello, in particolare le giornate trascorse sulla torre, a osservare attraverso un vecchio cannocchiale la vita che si svolge in lontananza. Racconta che sua madre lo ha sempre protetto e tenuto lontano dai ragazzi di strada, che ha iniziato a frequentare solo con l’inizio della scuola, compiuti sette anni. È cresciuto sfuggendo agli attacchi dei bulli e difendendosi a calci, perfino da un tentato stupro. Ci è riuscito grazie a dei ferri di cavallo cuciti nelle sue scarpe, utili per colpire chiunque avesse brutte intenzioni. In seguito Sultan è entrato in possesso di una cinepresa e questo ha condizionato la sua vita. Chissà che non sia stato proprio l’osservare il mondo attraverso la lente del cannocchiale sulla torre a dare inizio a tutto…

La tormentata storia politica dell’Iran trova ampio spazio in questo corposo romanzo, che trae ispirazione dalla vita del drammaturgo Said Sultanpur, sostenitore della rivoluzione islamica iraniana che ha scosso il paese a cavallo degli anni ‘70 e ‘80, con la caduta dello Scià Mohammad Reza Pahlavi, deposto l’11 febbraio 1979. L’avvento dell’ayatollah Khomeini ha dato inizio a un periodo di oscurantismo religioso e soppressione dei diritti umani, distruggendo le speranze di libertà della popolazione e portando gli intellettuali a opporsi al nuovo regime con conseguenze drammatiche: arresti, torture, condanne a morte. Diverse forme artistiche sono state bandite e considerate peccaminose, incluso il cinema. Ed è per questa ragione che Sultanpur ha trovato la fine di fronte a un plotone d’esecuzione il 22 aprile del 1981. Ispirandosi alla vita dell’amico giustiziato, Kader Abdolah ha voluto scrivere la storia dell’esule cineasta Sultan Farahangi, ripercorrendo pagina dopo pagina quegli anni confusi, agitati da speranze e disincanto. A partire dalla modernizzazione forzata voluta dallo Scià influenzato dagli interessi americani, fino al ribaltamento inaspettato che ha portato alla repressione culturale. Nel libro non vengono toccati solo i temi politici e sociali dell’Iran, ma trovano spazio anche la spiritualità, la letteratura, metafore meravigliose sul vivere e su come raccontare la vita, che sia attraverso l’occhio di vetro di una cinepresa o un semplice foglio di carta su cui si riversano immagini e ricordi. In fondo la letteratura, come Sultan afferma nel romanzo, è una “forza magica” che porta a scavare a fondo dentro sé. Trovano ampio spazio le figure femminili, indipendenti, carismatiche, smaniose di trovare il loro posto nel mondo e autodeterminarsi. La madre di Sultan è la vera custode del castello, sua cugina Akram jun insegna inglese alle giovani donne e sceglie il proprio destino anche in seguito a un’esperienza terribile, la giovane Natasha fa del cinema il suo obiettivo. E non può che incantare i lettori la silenziosa e misteriosa Aurelia. Nessuna è prigioniera di regole e imposizioni. Pubblicato in Olanda nel 2018, paese in cui Abdolah vive dal 1988 come rifugiato politico, Il sentiero delle babbucce gialle è solo una delle numerose e meravigliose opere che hanno portato al successo internazionale l’autore, tra i finalisti per il 2021 del prestigioso Premio letterario Lattes Grinzane.