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Il serpente

Il serpente

La incontra ed è subito amore, attrazione, colpo di fulmine. Miriam. Misteriosa, mirabile. La donna dei suoi sogni, eterea e concreta allo stesso tempo. Iniziare con lei una storia d’amore è cosa naturale, come respirare; strano sarebbe sembrato il contrario. Pian piano riempie la sua vita, le sue giornate. I suoi pensieri. È con lei anche quando è solo, perché va ad abitare nella sua testa. Quando lavora nel suo negozio di filatelia, quando gira per le vie rumorose della città, quando incontra qualcuno che gli parla di cose che lui non sente. Gli incontri sono sempre frettolosi e clandestini, perché lui è sposato. Non hanno la libertà di vedersi dove vogliono e quando vogliono, e questo da un lato lo eccita, dall’altro è motivo di grande frustrazione. Con queste premesse il passaggio da trasporto a ossessione è un attimo. Inizia a notare mezze frasi, certi non detti. Inizia a sospettare. Quell’amore travolgente coinvolge tutti e tutto. Baldasseroni, per esempio, cos’è alla fine? Un amico? Un cliente fedele? Frequenta spesso la sua bottega di vendita di francobolli, ma quanto è genuino il suo interesse? Quanto invece può avere a che fare con Miriam? Lui osserva tutto, pesa ogni parola, si sforza di svelare i retroscena e le possibili macchinazioni. Macina ragionamenti, mugugna di continuo, elabora e rielabora. Così facendo la realtà si disvela in mille filamenti intessuti in migliaia di ragnatele. Difficile distinguere il vero dal verosimile, eppure è lo scopo principale della sua vita. Passa così le giornate e persino le notti. Deve sapere, deve capire. Miriam. Eterea come un fantasma, vera come la sostanza di cui sono fatti i suoi pensieri...

Il serpente di Luigi Malerba è un romanzo in cui ci si addentra come fosse una foresta fitta di rami, dove la luce arriva a stento e crea immagini distorte, abbagli che mascherano il reale. Da subito è concreta e tangibile la sensazione di trovarsi di fronte a una narrazione ambigua, insincera, piena di artifici. Tutto è raccontato e filtrato attraverso la visione del protagonista, che ci offre così la sua realtà. Entriamo nella sua testa e ne apprezziamo le fisime, i sospetti, gli slanci a volte eccessivi a volte trattenuti. Vediamo coi suoi occhi la sua amante Miriam, l’ambiguo Baldasseroni, il suo lavoro routinario. Malerba è bravissimo nel tenere il giusto tono di una narrazione sospesa tra reale e immaginario, restituendoci attraverso il protagonista i riflessi maniaci di una vita inventata, un surreale susseguirsi di situazioni in cui è indistinto il confine tra realtà e sogno fino a sconfinare nell’assurdo. Il serpente è un perfetto prodotto della poetica espressa dal Gruppo 63, movimento letterario autodefinitosi di “neoavanguardia” per distinguersi - anche nella definizione - dalle avanguardie letterarie della prima metà del Novecento. Una trama che avanza per frammenti, un protagonista che è una sorta di travet frustrato e ossessionato, una scrittura impegnata a decostruire i codici letterari su cui la letteratura classica, lineare, canonica aveva invece eretto le sue fondamenta. Enigmatico e avvolgente, questo romanzo ricorda certe atmosfere mistery del genere giallo, dove però non c’è un delitto, non c’è un’indagine e forse alla fine non c’è nemmeno un colpevole.