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Il signor Cevdet e i suoi figli

Il signor Cevdet e i suoi figli

Istanbul, lunedì 24 luglio 1905 (11 luglio 1321 nel vecchio calendario islamico). Cevdet si sveglia in un bagno di sudore a causa di un orribile incubo, legato alla sua infanzia, alla scuola e al fatto che da sempre si sente diverso dagli altri. Ora ha 37 anni e sta per sposarsi, ma quella sensazione continua a perseguitarlo. Sta per affrontare una giornata impegnativa, si agghinda per bene dato che, tra le altre cose, deve andare alla villa di Şükrü Pascià, il padre della sua fidanzata, Nigân. La vecchia Zeliha gli ha preparato la colazione e pur essendo in ritardo non riesce a ignorare le sue insistenti premure, ma ora che è in trattative per l’acquisto di una casa a Nişantaşi, deve riuscire a liberarsi di lei. Finalmente esce di casa e sale sul cocchio, ha noleggiato quella carrozza per tre mesi e rimugina sulla fortuna che gli costerà quell’azzardo. Durante il tragitto riflette sulle attività da portare a termine e le relazioni da gestire, il pranzo con il suo amico Fuat, la famiglia che desidera creare, la salute di suo fratello Nusret, (medico militare affetto da tubercolosi come lo era la loro madre), che ora intrattiene una inopportuna relazione con una donna armena dopo aver lasciato la moglie, infine pensa al debito che deve riscuotere da Eskinazi. Raggiunto il suo negozio è accolto dai saluti dell’apprendista, si siede alla scrivania e inizia a leggere il “Moniteur d’Orient”, il giornale francese con cui esercita la lingua, beve il caffè e dopo aver sbrigato alcune incombenze va a riscuotere il denaro dal suo debitore. Passando davanti alle botteghe di Sirkeci è consapevole che dietro i saluti e i sorrisi dei commercianti c’è ben altro, sanno che un musulmano nel loro ambiente è cosa inusuale, si chiedono se quell’uomo col fez saprà adattarsi. Cevdet l’elettricista è il più ricco tra tutti, sa cosa vuole e lo otterrà. Un giorno la sua ditta si occuperà di esportazioni, lo aiuteranno i suoi figli, quelli che progetta di avere. Ha lavorato tanto per migliorare la sua posizione, ne è passato di tempo da quando gestiva il negozio di legname di Haseki, il vecchio quartiere in cui è cresciuto, dove ancora si trovano i suoi parenti. Purtroppo Eskinazi non si fa trovare e il tentativo di discutere le opzioni per saldare il debito va a vuoto. Tornato in negozio gli viene consegnato un biglietto che rovina il suo umore: è da parte di Mademoiselle Çuhaciyan, l’amante di suo fratello, che con parole accorate gli comunica che suo Nusret si è aggravato…

“Per me la felicità è essere circondati dal baccano di una grande famiglia, lasciarsi avvolgere dalla serenità degli affetti, e allo stesso tempo non vedere l’ora di essere soli con carta e penna, colori e tavolozza, per creare dal nulla un mondo nuovo”, questa la riflessione di Orhan Pamuk (Istanbul 1952) nella postfazione al testo. Cresciuto in una grande famiglia nel ricco quartiere di Nişantaşi, lo stesso dove Cevdet acquista la sua bella dimora, Pamuk studia presso l’American Robert College e frequenta il corso di architettura all’università tecnica della città, coltiva il sogno di fare il pittore, ma intorno ai 23 anni cambia radicalmente le sue prospettive e abbandona gli studi. Il suo nuovo sogno è diventare uno scrittore ed è a questo che dedica tutte le sue energie, riuscendo a pubblicare nel 1982 il suo primo romanzo: Il signor Cevdet e i suoi figli, scritto tra il 1974 e il 1978 (alcuni personaggi verranno menzionati anche ne Il Museo dell’innocenza). In Turchia gli viene assegnato il Premio Orhan Kemal. L’opera è divisa in tre parti: nella prima, ambientata nel 1905 durante le fasi finali del regno di Abdulhamid prima della rivoluzione dei Giovani Turchi, conosciamo Cevdet e le sue ambizioni, il sogno di mettere su famiglia, avere figli a cui lasciare in eredità il negozio; la seconda si svolge tra il 1936 e il 1939, la scena è occupata dai figli di Cevdet, Osmen e Refik con le loro famiglie e gli amici, in particolare Ömer e Muhittin amici di Refik, è un periodo di grandi eventi, le riforme prendono piede in Turchia, l’occidentalizzazione trova i suoi oppositori e la questione Hatay alimenta il nazionalismo, mentre il resto del mondo resta col fiato sospeso a causa di Hitler; la terza, che costituisce l’epilogo del romanzo, è ambientata negli anni Settanta durante il periodo in cui la gente è divisa tra il sostegno al Partito dei lavoratori e quello al Movimento popolare democratico, mentre l’ombra di un golpe turba gli animi, la voce narrante è il pittore Ahmet Işikçi. Molti personaggi, combattuti tra religione e ragione, schiacciati dai dogmi e spinti dalla voglia di tracciare la propria strada si domandano spesso chi sono e si sentono stranieri nella nazione in cui vivono (molto spazio viene dato al loro rimuginare, dubitare, andare in crisi, spesso in modo ossessivo e ripetitivo), specchio della società turca nelle varie fasi dei mutamenti che interessano il Novecento. L’opera annuncia temi che saranno sempre cari a Pamuk, come famiglia e identità.