Salta al contenuto principale

Il silenzio dei giorni

ilsilenziodeigiorni

Due di notte, redazione semivuota di un quotidiano milanese. Tra i pochi presenti il caporedattore Riccardo Armeni ed il correttore di bozze Peppino Giunta, siciliano di nascita e milanese d’adozione. A trattenerli l’impellente esigenza di Peppino di raccontare la vicenda che quarant’anni prima ha sconvolto la sua famiglia e la comunità di Giramonte, il paesino ai piedi dell’Etna in cui è nato e cresciuto. Con lo sguardo perso nel vuoto torna all’aprile del 1972, quando lui tredicenne e il fratello Saverio quattordicenne ascoltano il padre Michele raccontare alla madre Angela il fattaccio: “quella buttanona di Cristina Mirulla” aveva lasciato il marito Antonino Coppola dando fuoco alla dote. “Hai capito, Angela? Antonino Coppola non è un uomo vero. Non gli si alza. Ecco perché quella bagascia della moglie fa gli occhi dolci a mezza Giramonte”. Tutte le “leggi consolidate” stravolte! Perché a Giramonte funzionava così: i matrimoni erano il lasciapassare degli adulti degni di rispetto e dovevano funzionare bene; prima si facevano i figli poi i soldi coltivando i campi e se la moglie non ne voleva più sapere di letto si disfacevano i letti altrui. La nomina (reputazione) della famiglia era l’asse portante di tutto. Pochi mesi dopo un altro oltraggio alla normalità: l’arrivo di Matteo Bonanno, lo sfrontato nipote del sarto, alla sua bottega per imparare il mestiere. “Matteo era un finocchio. Anzi, era un puppu co’ bullu, un frocio con la certificazione”. E non ne faceva mistero. Per i giramontesi era davvero troppo così nacque un Comitato della Morale Pubblica che minacciava lui e lo zio. A difenderlo solo suo fratello Saverio. E tra i due scatta all’istante l’intesa “come se mio fratello fosse lì ad attenderlo da una vita, come se si conoscessero da sempre”...

Rosa Maria Di Natale è una giornalista professionista che vive e lavora a Catania ed Il silenzio dei giorni è il suo romanzo d’esordio, pubblicato da Ianieri a pochi giorni dalla Giornata internazionale contro l’omofobia. Il romanzo è liberamente ispirato a un episodio di cronaca nera avvenuto in provincia di Catania nel 1980 (il “delitto di Giarre”) che mise in luce una realtà di omofobia e discriminazione ostinatamente negata dai paesani e proprio per questo portò alla fondazione del primo nucleo di militanti gay e l’anno successivo alla prima Festa nazionale dell’orgoglio omosessuale. Ambientato negli anni ’70 a Giramonte, un paesino della provincia di Catania tanto immaginario quanto realistico, riesce a catapultarci - senza cadere in facili luoghi comuni - nella Sicilia di quel tempo e ad offrirne un affresco nel critico momento di passaggio alla modernità. Una comunità di contadini orgogliosi, in cui la terra da lavorare è garanzia di ricchezza e passa di padre in figlio, in cui i quaranta chilometri da Catania sono la distanza insormontabile e indispensabile per non cadere nella perdizione della città, in cui i ragazzini soffrono il contrasto tra ciò che sono e ciò che vorrebbero essere scontrandosi contro la gabbia delle convenzioni sociali, in cui il diverso non è benvenuto. Commedia e tragedia si fondono in questo romanzo che si legge con piacere e finisce lasciando la storia dei protagonisti nel cuore e la voglia di approfondire la conoscenza del fatto di cronaca a cui è ispirato in testa.

LEGGI L’INTERVISTA A ROSA MARIA DI NATALE