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Il soffitto di cristallo

Il soffitto di cristallo

Tra i due, quella che ci rimette è lei. Lui è sposato, è vero. Ha un figlio, ok. Ma è giovane. È un uomo. E si sa, se è il maschio a fare certe cose è un grande, se è la femmina a comportarsi liberamente è, nella più eufemistica delle definizioni, una poco di buono. Lui, invece, è il conquistatore, non la preda. È lui che si porta a letto una donna. E che donna. La più importante del Paese. Una santa patrona laica. La prima premier di sesso femminile della storia d’Italia. Livia Serantoni. A cui nonostante tutto dopo l’orgasmo viene da ridere. Ma si trincera dietro un più sobrio sbadiglio. E dire che lei è di sinistra, almeno in teoria, lui è di destra, almeno in teoria. Lui la attacca giorno dopo giorno, in continuazione, per le sue idee e azioni progressiste o presunte tali, visto che ormai le barriere ideologiche hanno fatto la stessa fine delle mutande dei due amanti che giacciono assieme nel letto così come partiti che fino a un attimo prima si sono insultati ora governano assieme, ma tra le lenzuola funzionano. C’è elettricità. Lo sfizio, lo sfogo dalla routine blindata, l’evasione innocente o quasi la fa godere, e se l’è voluta e vuole togliere: ma certo, se scoppiasse lo scandalo…

Espressione idiomatica mutuata dall’inglese “glass ceiling” attestata per la prima volta oltre quarant’anni fa con l’accezione specifica utilizzata anche nel titolo del solido, riuscito e raffinato romanzo di Gianni Perrelli – esperto e pluripremiato giornalista e scrittore cui si debbono, fra l’altro, la copertura mediatica del caso giudiziario in cui in Kenia, per un presunto possesso di droga, incappò all’epoca, oltre trent’anni fa, uno dei più alti papaveri del PSI, Claudio Martelli, e l’intervista-bomba sul doping a Zdenek Zeman – quella del soffitto di cristallo è una metafora. Che viene usata di solito quando si fa riferimento alle donne, che sono la maggioranza della popolazione ma una netta minoranza, nonostante spesso abbiano capacità superiori a chi, maschio, le sovrasta, nelle posizioni di comando: per soffitto di cristallo si intende infatti in generale una situazione in cui l'avanzamento di carriera ma non solo di una persona o il raggiungimento della parità di diritti di un individuo o di una minoranza vengono impediti a causa di discriminazioni o barriere per lo più di origine razziale o sessuale, ostacoli sociali, culturali, psicologici, insormontabili come una lastra impenetrabile ma apparentemente invisibili come il cristallo, che non si nota finché non ci si sbatte contro facendosi male. La storia, che induce alla riflessione, in primo luogo su tematiche come l’orgoglio, la coerenza, l’appartenenza, l’identità e i compromessi che ognuno di noi accetta quotidianamente in modo più o meno libero, che Perrelli racconta senza retorica e in modo asciutto e credibile, nonostante si tratti di qualcosa che al momento non ha ancora avuto luogo, è quella di Livia Serantoni, prima donna a ricoprire il ruolo di quarta carica dello stato, ossia quello di presidente del consiglio della repubblica italiana: lei il soffitto l’ha sfondato, e in una nazione come l’Italia che in quanto a diritti civili non è affatto all’avanguardia, e anzi considera ancora spesso le donne come adatte solo alla cucina e poco altro, eufemisticamente parlando. Ma cosa ha dovuto sacrificare sull’altare del successo? E cosa hanno immolato anche Giorgio Recalcati, giovane cronista in rampa di lancio, Paolo Rizzi, segretario di partito che ha ormai imboccato il viale del tramonto, e tanti altri? Un libro caratterizzato con perizia sotto ogni aspetto, sia per quel che concerne i personaggi e la loro psicologia che per quanto riguarda ambienti e situazioni.