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Il sogno

Il sogno

Il piatto che gli hanno servito sembra squisito, brodo di tacchino e fiori di zucca, ma non riesce a mandarne giù nemmeno un boccone. È infatti accomodato tra il sacerdote di Xipe e quello di Tezcatlipoca, che emanano un odore selvatico di lupo che gli chiude la bocca dello stomaco. E come potrebbe essere diversamente: il primo indossa come una cappa la pelle, ormai annerita dalla putrefazione, di un guerriero sacrificato tempo prima e il secondo ha una chioma scomposta che non accorcia né lava da anni e che è inzaccherata di sangue sacrificale, animale ma anche umano, incrostatosi ormai da vari lustri. Il suo capitano generale Hernán Cortés gli intima con gli occhi gelidi di smettere di lamentarsi e decidersi una buona volta a trangugiare la zuppa. Sono gli ospiti d’onore alla tavola della principessa Atotoxtli, sorella e moglie dell’imperatore Moctezuma, e nulla deve essere un potenziale motivo di scontro. Il capitano Jazmín Caldera allunga quindi la mano per prendere la ciotola di terracotta smaltata contenente la cioccolata sciolta in acqua e miele con peperoncino e vaniglia: è probabilmente ciò che gli piace di più fra tutte le cibarie assaggiate dal giorno dello sbarco, ma non riesce ad andare oltre il primo sorso. Tuttavia l’effetto eccitante provocato dal cacao, a cui non si è ancora abituato, sembra dargli lo sprone giusto per affrontare nuovamente la zuppa: prende il piatto fra le mani, lo avvicina alla bocca ma non c’è nulla da fare, ricompaiono subito i conati. Questa volta, però, la principessa lo scruta incuriosita...

È il giorno che segna una fine, ma anche un nuovo inizio, quello qui raccontato attraverso una miscelazione sapiente di elementi storici e altri tratti da leggende, una profonda conoscenza della lingua dell’epoca, oltre che degli usi e costumi, e un tocco di ironia, spesso amara. Nei vari capitoli densi di dettagli e descrizioni minuziose scorre l’8 novembre 1519, giorno dell’incontro tra il conquistador Hernán Cortés e l’imperatore Moctezuma. Quasi smarrendosi tra i corridoi labirintici del sontuoso palazzo di Axayácatl, dove sono tutti riuniti, si incontrano le figure più disparate: un imperatore depresso, una moglie-sorella, la servitù, vari rappresentanti religiosi, la masnada al seguito del generale Cortés e i traduttori, l’anello di collegamento fra i due popoli. Di quasi tutti c’è una descrizione esteriore e interiore, che spesso non risparmia gli aspetti peggiori, a costruire una realtà distante da quella dorata bellezza che può apparire a un osservatore esterno. Per la stesura di questo romanzo l’autore, di origini messicane, ha dichiarato di aver attinto a diverse opere, osservando che “non c’è motivo di tentare di migliorare ciò che non è migliorabile”. Un esempio sopra tutti: il titolo originale "Il tuo sogno un impero" è stato è un verso de La vita è sogno di Calderón de la Barca. Piccola curiosità: il volume si apre con alcune note dell’autore relative alla grafia dei nomi in lingua nahua e alla loro pronuncia. Si scopre così che ha compiuto certe scelte perché crede che le parole, oltre a dare significati e segnalare, invochino.