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Il soldato di Roma

Il soldato di Roma

Giulio Cesare ha vent’anni ed è un giovane ufficiale dell’esercito romano. Durante la repressione di una rivolta a Mitilene si copre d’onore e viene ricompensato con una ambita onoreficenza e una promozione: è in piena ascesa ma viene catturato con alcuni commilitoni da una nave pirata. I corsari lo tengono in ostaggio per mesi ed esigono un pesante riscatto. Nel frattempo Bruto è tornato a Roma, deciso a rifondare la Legione Primigenia che era stata di Mario. Ma Silla e Catone faranno di tutto per impedirlo: Silla ha anche messo gli occhi sulla moglie incinta di Cesare, Cornelia...

Conn Iggulden molla definitivamente la cattedra di insegnante dopo il successo del suo romanzo d’esordio Le porte di Roma e si dedica anima, corpo e conto in banca alla sua saga letteraria sulla vita di Giulio Cesare, che ad occhio e croce dovrebbe durare ancora per un altro paio di libri. Il menu di questo secondo romanzo è decisamente più sostanzioso del primo: guerra contro Mitridate re di Ponto, prigionia di Cesare presso i pirati, rifondazione della Primigenia (la famosa legione di Mario, simbolo della lotta del popolo romano contro l’aristocrazia durante la sfortunata guerra civile di qualche anno prima), morte di Silla, processo contro Cesare, ribellione degli schiavi guidati da Spartaco. Una serie impressionante di eventi fondamentali, tutti concentrati in pochi anni, che hanno preparato la strada ad una svolta drammatica nella storia di Roma, una svolta nella quale Giulio Cesare avrà un ruolo da assoluto protagonista. Ma questa sarà materia dei prossimi romanzi di Iggulden, a Dio piacendo. Romanzi che a questo punto attendiamo non dico con ansia ma con un filo di eccitazione, perché se il trend di maturazione letteraria denunciato nel breve arco di tempo che ha separato il primo dal secondo romanzo continuerà, è lecito attendersi dei lavori da non perdere per chiunque ami il romanzo storico. Il soldato di Roma è appassionante, godibilissimo, eccitante, roboante, volgare quanto serve: con uno stile semplice ma mai sciatto Iggulden si fa perdonare le imprecisioni storiche e le forzature (peraltro elencate con pignoleria dall’autore stesso nella postfazione, un’accortezza questa assai gradita) alle quali ricorre per esigenze drammatiche e ci regala qualche ora di divertimento. Con sprazzi di alta qualità: il rapporto teso e passionale tra Cesare e Bruto è pura dinamite.