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Il sole di sera

Il sole di sera

È sempre lo stesso incubo a svegliarla. Il collo stretto in una morsa da cui non riesce a liberarsi. La bocca a cercare ossigeno, spalancata; la voglia di urlare e il grugnito bestiale dell’animale che ansima sopra di lei. Poi un dolore terribile al viso e lo scricchiolio dell’osso dello zigomo. E infine il buio. Quando il rintocco della campana la fa sobbalzare, Marianna si solleva di scatto e si porta una mano al collo. Nulla le impedisce di respirare, è libera e l’uomo che le dorme accanto ha un respiro lieve. È buono. Il silenzio domina nella stanza e anche le campane ora tacciono. Marianna concede agli occhi il tempo di abituarsi all’oscurità, poi butta le gambe fuori dal letto e resta un attimo così, seduta con i piedi a penzolare nel vuoto. Le piacerebbe fare una doccia bollente, ma così rischierebbe di svegliare Jens. E lei non vuole essere costretta a dirgli addio. Sa che lui non la fermerebbe – non l’ha mai fatto – ma Marianna vuole potersene andare senza dover guardare quegli occhi color caramello prima di voltargli le spalle. È arrivato il momento di partire, ed è così ogni volta. Da quando Jens l’ha condotta lassù, in quella valle austriaca lunga e stretta del Tirolo orientale, concedendole di riprendersi dal lavoro frenetico in hotel e di dismettere l’abito di cameriera – sempre allegra e cortese – per essere davvero se stessa, i patti tra loro sono sempre stati chiari: lui non le chiede mai nulla del passato, né la forza a restare. Le ha insegnato a mungere le mucche, a sciare, a sfregarsi le mani con la neve fresca per evitare i geloni. Cucina per lei e si prende cura di lei. Ma quando Marianna decide che è il momento di allontanarsi – il lavoro è la scusa di ogni volta per giustificare la partenza – sale sul suo furgone camperizzato e percorre a ritroso la strada, prima dirigendosi verso Lienz e poi in Italia. Questa volta potrebbe accettare l’invito dell’amica Emma, che vive a Borgo San Lorenzo – un paese ai confini tra l’Emilia-Romagna e Toscana, tra gli Appennini e Firenze – e fermarsi un po’ da lei. L’allegria dell’amica potrebbe farle bene e aiutarla a dissipare quella strana inquietudine che ha addosso da quando si è messa in viaggio…

Un passato da cui si tenta di scappare ma che va affrontato; un’armatura indossata per troppo tempo di cui è ora di disfarsi; un viaggio nella natura che incanta e dentro di sé, alla ricerca di risposte. Sabrina Grementieri – affermata scrittrice romance – offre al lettore la vicenda di un’anima inquieta, che ha fatto del viaggio il punto di partenza e di arrivo per curare la propria inquietudine. Marianna ha deciso, in seguito a un evento traumatico che l’ha segnata nel profondo, di metter il proprio camper tra sé e il resto del mondo: ogni volta in cui c’è il rischio che un legame diventi troppo profondo o che un’amicizia le allaghi il cuore, lei sale sul suo Bulli – il suo furgone – e si allontana, alla ricerca di un nuovo lavoro e di un nuovo angolo di natura da vivere. Niente legami duraturi, niente vincoli. L’anima zingara di Marianna si difende così dal dolore, ma anche dalla responsabilità di conoscersi a fondo e abbandonarsi ai sentimenti. Ma prima o poi, si sa, occorre fare i conti con le proprie verità nascoste, con le proprie paure e le proprie ferite. E sarà un borgo sull’Appennino tosco-emiliano – insieme a un guasto al furgone – a fornirle gli strumenti per scavare in sé, trovarsi, ritrovarsi e lasciarsi andare all’amore. Un romanzo intenso, carico di energia, quella che arriva dalle persone ma anche dai luoghi: gli scenari dell’Appennino, i borghi e le valli sono protagonisti attivi della storia e rappresentano un valido aiuto nel processo di trasformazione e consapevolezza della protagonista. Una storia che si legge tutta d’un fiato: ben scritta, racconta il disagio e la paura, ma anche la speranza e la voglia di ricominciare a sognare. Marianna imparerà ad ascoltarsi e a darsi il tempo per curare le ferite della sua anima ammaccata. E il lettore, insieme a lei, riscoprirà il valore della fiducia.