Salta al contenuto principale

Il sommo italiano

ilsommoitaliano

Dante viene evocato per sottolineare momenti importanti e cruciali della nostra storia: il Risorgimento, la Grande Guerra, il fascismo, l’età repubblicana. Attraverso gli ultimi tre secoli il suo nome è stato usato e abusato per declinare l’identità nazionale, spesso tralasciando o non conoscendo, l’essenza più autentica della sua opera letteraria. Dante è il poeta civile, il politico militante, l’intellettuale impegnato che ha pagato con l’esilio la difesa dei suoi ideali. Modello ripreso per scopi politici da Mazzini, come presago del Risorgimento e dell’unità d’Italia. Criticando la tirannia e l’avarizia dei pontefici dà animo alla fede repubblicana, assurge al ruolo di creatore della lingua italiana, diventa un mito della religione patriottica. Durante il periodo fascista il nome di Dante è affiancato al culto dei caduti e celebrato nelle cerimonie. Per non rimanere indietro anche Papa Benedetto XV nel seicentenario dantesco si affretta a definirlo “il cantore più eloquente del pensiero cristiano”. Anche la musica operistica è attratta da Dante, La Francesca da Rimini di Silvio Pellico è stata riadattata e messa in scena da Mercadante, Morlacchi e nel 1848 anche Rossini ha dedicato a Paolo e Francesca un breve componimento. L’ispirazione suscitata da Dante arriva in Russia a due eccelsi musicisti: Pëtr Il'ič Čajkovskij e Sergej Vasil'evic Rachmaninov. In ambito numismatico e filatelico Dante conferma il suo ruolo di icona per eccellenza dell’italianità e lo studio dei soggetti raffigurati permette di cogliere l’evoluzione del messaggio simbolico loro affidato nei vari contesti storici…

Fulvio Conti, professore di Storia contemporanea presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università degli Studi di Firenze, ha iniziato ad occuparsi di Dante dodici anni fa. Il suo ultimo lavoro Il sommo italiano è uno strumento per rileggere alcuni snodi e passaggi della storia politica italiana. Se da un lato è un libro per studenti universitari o addetti ai lavori, dall’altro, per la chiarezza con cui è scritto, è fruibile dal lettore curioso in maniera appassionante. La ricerca storica di Fulvio Conti è culturale e per arrivare ad una miglior comprensione è importante guardare oltre gli aspetti razionali. Bisogna cogliere anche le emozioni, i sentimenti e le memorie degli attori della storia. Lo storico culturale indaga su: parole, icone, apparati rituali liturgici e civili, con un approccio articolato che comprende molti ambiti. Conte non si è lasciato travolgere dalle estremizzazioni, l’approccio culturalista, rimane strettamente ancorato a dati e fatti concreti, alle dimensioni sociali, non svincolandosi mai dalla realtà storica. Il simbolo e il mito di Dante evolvono nel tempo. Gli eccessi di strumentalizzazione politica si sarebbero attenuati nel secondo dopoguerra. Non è cessata del tutto l’idea di utilizzare Dante, anche in tempi recenti, come documento per il terrorismo, come testimonial della lotta per la difesa dell’ambiente e contro i treni ad alta velocità. Un contributo assai rilevante all’irradiamento del culto dantesco è venuto poi da alcuni autori come Madame de Staël e lord Byron, le cui opere hanno avuto vasta circolazione al di là dei ristretti cenacoli intellettuali, incontrando il gradimento di un pubblico più largo. La “dantomania” dell’età liberale si esprime attraverso la creazione di specifiche istituzioni e associazioni, come le società e le cattedre dantesche, le «Lecturae Dantis», le sale Dante, e così via. Dante e Alighiero diventano tra i nomi più in voga per i nuovi nati. Si progettano iniziative editoriali destinate sia ai bibliofili che ai collezionisti, come la Divina Commedia in miniatura, il famoso «Dantino», sia al consumo popolare come le scatole di fiammiferi con le illustrazioni di Gustave Doré o alcune raccolte di cartoline. All’inizio del Novecento appaiono anche le prime opere cinematografiche tratte dalla Commedia. L’Inferno del 1911, il primo lungometraggio del cinema italiano, è costato due anni di lavoro e la cifra enorme per l’epoca di centomila lire. Il sommo italiano mette a fuoco la storia culturale della politica, il farsi degli italiani, la nascita di un’idea di nazione, della sua invenzione e il cammino di questo soggetto politico che diventa titolare della sua sovranità.