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Il sonno del crepuscolo

Il sonno del crepuscolo

Prima metà degli Anni Venti, New York. Nona Manford si reca a casa della madre ma viene accolta dalla di lei zelantissima segretaria, Miss Bruss (che la madre ha assunto dopo il suo secondo matrimonio e che ha visto crescere Nona e per questo può permettersi una certa confidenza con lei), che le spiega che assolutamente ora non potrà essere ricevuta perché la fittissima agenda della signora Manford è stata tutta scombussolata dal ritardo della manicure. La seduta di esercizi euritmici delle 9.45, la messa in piega delle 10, la prova del busto delle 10.15, l’appuntamento con la delegazione per la Giornata delle Madri delle 10.30, la lezione di danza delle 11... tutto in deplorevole ritardo. Nona - che è abituata agli impegni di sua madre e a incastrarsi “tra santoni, mercanti d’arte, addetti ai servizi sociali e manicure” - chiede a Miss Bruss di fare uno sforzo e trovarle cinque minuti. Intanto riflette su quello che le ha detto una volta il primo marito di mamma Pauline, il simpatico Arthur Wyant: “Tua madre e le sue amiche vorrebbero insegnare la mondo intero come si prega e come ci si lava i denti”, e subito dopo al punto di vista più indulgente di suo padre, Dexter Manford, che rispetta l’operosità come una virtù in se stessa: “Forse tua madre tende a impegnarsi in troppi campi, ma è veramente generoso da parte sua, lo sai, è una donna che non si risparmia”. Anche Nona in un certo senso ammira sua madre, per carità, ma è anche consapevole che né lei né la moglie di suo fratello, Lita, seguiranno mai un tale esempio. Loro sono diverse, appartengono a un’altra generazione: “la stupefacente e disincantata gioventù cresciuta dopo la Grande Guerra, piena di spasmodica energia e priva di una definita direzione verso cui convogliarla”. Intanto la lista degli appuntamenti è scivolata di mano a Miss Bruss e Nona, raccogliendola da terra, le dà una scorsa veloce: alle ore 16 c’è scritto “vedere A.”. Nona sa quasi per certo che quello è l’appuntamento settimanale dedicato ad Arthur Wyant, il primo marito di sua madre. A Nona non disturba affatto questa consuetudine, anzi anche lei spesso incontra l’uomo e quel giorno giustappunto aveva programmato di passarlo a trovare anche lei...

È un romanzo che racconta in tono satirico le vite e le relazioni in una famiglia allargata e disfunzionale (ripeto: allargata e disfunzionale) nella New York degli Anni Venti del Novecento - e già questo ci fa cogliere la modernità scintillante e sbalorditiva della scrittura della Wharton, tanto che Il sonno del crepuscolo sembra una “commedia sofisticata” anni Novanta. Invece incredibilmente è uscito nel 1927 inizialmente a puntate sulla rivista “Pictorial Review” e in volume alla fine dello stesso anno. Volò subito al numero 1 delle classifiche di vendita del tempo ma fu stroncato dalla critica, forse a causa del plot melodrammatico. E in effetti le vicende della famiglia Manford non sfigurerebbero in una soap opera: la matriarca Pauline si autoinfligge un’agenda fittissima e delirante, Nona è innamorata di un uomo sposato, Lita desidera vivere in una mondanità da star del cinema, Dexter è un impenitente seduttore ma quando avvia una relazione clandestina con Lita, la nuora acquisita, scatena una serie di eventi che culminano in un climax drammatico quando Arthur, ex marito di Pauline, tenta di uccidere Dexter ferendo invece gravemente Nona. In realtà però ne Il sonno del crepuscolo non troviamo solo intrighi sentimentali e leggerezza: gli anni Venti negli Stati Uniti sono stati gli anni dell’affermazione del pensiero fordista, della glorificazione della scansione serrata e organizzata del tempo quotidiano – senza più distinzione tra ore lavorative e vita privata – che oggi è assolutamente dominante ma che cominciamo ad avvertire come una sciagura. Edith Wharton, con la sensibilità dei grandi artisti, aveva già intuito i rischi dell’affermazione del nuovo modello sociale e li denunciava con ironia, talento e mestiere.