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Il sopravvissuto

Il sopravvissuto

Il 18 giugno 2001, Vitaliano Caccia, armato di pistola semiautomatica e di sangue freddo compie una strage. Ammazza sette insegnanti di una scuola del Basso Lodigiano, quattro uomini e tre donne, sei di ruolo e un precario. A rimanere vivi e a guardarsi negli occhi sono l’assassino e l’unico sopravvissuto Andrea Marescalchi, quello stesso docente che vivrà nella dannazione per non essere morto anche lui e nel rimorso per non aver compreso, per essere stato cieco e non aver “sentito”. Agli occhi di Marescalchi, Vitaliano è sempre parso un alunno tutto d’un pezzo, resistente, resiliente e incorruttibile. Non si è reso conto il professore che quel giovane in realtà è un violento che dipende dalle droghe, un insensibile, un noncurante. A ripensarci bene, forse qualcosa di strano Marescalchi l’aveva notata in quel ragazzo; quella sua vaghezza, quella bellezza così spesso innaturale, quella sua strana quanto affascinante estraneità dal mondo. Ha però travisato il professore, se ne rende conto solo ora. Ha pensato troppo bene Marescalchi, come quando si è convinti che gli strani atteggiamenti, quelli che non sono comuni, siano di persone di spessore differente, di elevato sentimento e di capacità superiore. Solo adesso capisce l’uomo, solo ora è in grado di ammettere che quel carattere così particolare cela una voglia di distruzione, un desiderio di terrore e di annientamento. Anche quel suo attaccamento alle donne a onor del vero sembrava strano: era un desiderio che si manifestava sotto forma di originale dedizione, quella singolare devozione che però annienta, succhia la linfa vitale sino a distruggere. Vitaliano in realtà è l’emblema di quella gioventù che costruisce il vuoto, che innalza per abbattere, che apre per poi chiudere violentemente. Tutto questo, il professor Andrea Marescalchi lo ha compreso a strage avvenuta, tardi e abbastanza in tempo per potersi maledire…

Il sopravvissuto è il romanzo di Antonio Scurati – vincitore ex aequo del Premio Campiello 2005 e del Premio Letterario Pisa per la Narrativa – ispirato liberamente alla strage della Columbine High School, dove nel 1999, due studenti introducendosi armati nella scuola superiore, uccisero dodici studenti e un insegnante. Un libro forte, diretto e superbo questo di Scurati, in cui l’assassino veste i panni di Vitaliano Caccia, un ragazzo di vent’anni che il giorno degli esami di Stato decide che la commissione deve morire. Non li ammazza tutti Vitaliano, ne lascia uno solo in vita, quello che lo ha sempre difeso, l’insegnante che lo ha sempre protetto. Il giovane assassino non punta la pistola contro di lui, ma l’indice accusatore, lasciandolo vivo a guardare i corpi inermi degli ammazzati e a chiedersi perché non è tra loro. La figura di Vitaliano compare sin dall’inizio del racconto, in tutta la sua freddezza e la scrittura precisa, fluida e incalzante di Scurati, permette al lettore di vivere il momento della strage sentendo le più vive emozioni e avvertendo in maniera tangibile la paura, la rabbia e lo sgomento. Poi l’assassino si dissolve e l’autore staccandosi dalla sua figura si uniforma a quella del professor Marescalchi, a quella del sopravvissuto. Il professore che si attribuisce colpe, che sembra quasi auto-accusarsi nelle sue riflessioni per aver talmente tanto trascurato i segnali del giovane, difendendolo, aiutandolo e giustificandolo, da aver creato un carnefice. L’inconfondibile stile di Scurati dà vita a un romanzo potente, che mette in luce tutti gli interrogativi, i dubbi e le incertezze legate al ruolo dell’insegnante nella scuola e di riflesso nella società. Il personaggio di Marescalchi emerge e si nasconde, prova pietà e si vergogna e soprattutto non vuole smettere di chiedersi dove ha sbagliato, dove può essere nascosta quella possibilità di dialogo che a lui è sfuggita. Quella strage, che è un pugno nello stomaco, vuole forse essere il preludio della distruzione di un ruolo che non avrà più alcun valore? Non esistono risposte a queste domande, non esiste termine all’evoluzione della vita di questo insegnante, i cui dubbi costituiscono il drammatico riverbero dell’immagine della scuola dei giorni nostri e di quello che gli insegnanti vivono quotidianamente. La drammaticità della narrazione ha alla base lo sconforto del docente, il suo vivere situazioni tragicamente attuali come gli episodi di bullismo, a cui la scuola odierna sembra quasi essersi abituata, un quadro potente e prepotente con un finale critico e disperato, che però non chiude le porte alla speranza. Possono gli insegnanti riuscire a dare un valore educativo al loro lavoro? È una domanda che muore nella mente e nell’anima di Marescalchi e che può trovare risposta in tutti quei docenti che svolgono la professione con amore e dedizione.