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Il sortilegio

Il sortilegio

L’abetaia è coperta di neve, il giardino giace sotto una bianca coltre, i crepacci della parete del Kuppron sono ricolmi di fiocchi: fuori dalla finestra, un uomo già avanti negli anni, un anziano medico di campagna dalla modesta condotta che vuole raccontare, finalmente, la sua storia, vede il bosco e il giardino, non la parete rocciosa, anche se la sua presenza è ineluttabile e incombente, non può certo essere ignorata, anzi, è costante e perenne. Del resto chi vive sulle rive del mare non può avere pensieri in cui in qualche modo il mare non c’entri: la stessa cosa avviene per chi abita sul limitare delle grandi montagne. Infatti tutto ciò che ne stimola i sensi, ogni suono, ogni colore, ogni grido d'uccello e ogni raggio di sole, tutto è un'eco della grande massa silenziosa della montagna in riposo...

Il sortilegio di Hermann Broch, scrittore e drammaturgo austriaco cui fra l’altro si deve uno splendido carteggio con Hannah Arendt, naturalizzato statunitense vissuto a cavallo fra Ottocento e Novecento, emigrato prima in Gran Bretagna e poi negli USA, dove ottenne la cattedra di tedesco a Yale, dopo la liberazione, per il cui buon esito intervenne anche l’amico James Joyce da un carcere nazista in cui fu rinchiuso subito dopo l’Anschluss, è un’opera che sin dal titolo appare necessaria, allegorica, raffinata, solenne e potente. E induce alla riflessione sulla seduzione che esercita il potere, è ricchissima di livelli di lettura, di chiavi d’interpretazione, di suggestioni e riferimenti intellettuali. La prosa di questo libro del 1935, due anni dopo l’ascesa di Hitler, che seppe cavalcare la tigre del desiderio di rivalsa del popolo tedesco vessato dalle condizioni di pace, dalla miseria e dalla debolezza della liberale repubblica di Weimar, è elegante, e il libro è in assoluto un simbolo del suo tempo: nonostante questo, è capace di essere anche universale e attuale, poiché racconta la quiete di un villaggio alpino in cui ogni cosa si svolge secondo natura che viene inevitabilmente dissolta dall’arrivo di un forestiero, uno straniero, un altro, Marius Ratti, che col passare del tempo si rende sempre più indispensabile, sobillando e facendo riemergere paure e istinti, dando sicurezza, l’uomo a cui affidarsi, a cui delegare, a cui mettere in mano, perdendola, la propria libertà.