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Il sottotenente Kiže

Il sottotenente Kiže

Siamo ai primi dell’800. La scomparsa di Caterina II, zarina di tutte le Russie e donna di prepotente energia, ha lasciato il successore Paolo I in uno stato di terrore e di paranoia. Il nuovo zar vede minacce ovunque e la sua ansia lo porta a essere imprevedibile e umorale. A corte tutti sanno che il sovrano potrebbe mandare chiunque sui ceppi o in Siberia per un nonnulla e cercano di assecondare i suoi capricci nel miglior modo possibile. Un giorno uno scrivano commette un errore nella trascrizione dell’ordine del giorno: invece di scrivere “podporučiki že” (trad. “e in quanto ai sottotenenti” la particella “že” è di enfasi), scrive “podporučik Kiže”, dando vita solo sulla carta al sottotenente Kiže, un personaggio che esiste solo nell’immaginazione dello zar. Tuttavia, ciò che esiste nell’immaginario dello Zar, deve esistere nella vita di tutti i suoi sottoposti. In un primo momento Kiže è accusato di aver gridato sotto la finestra di Paolo I, risvegliandolo dal suo sonno. Per questa ragione e per ordine dello zar viene degradato, frustato e inviato in Siberia. Poiché non esiste, viene frustato solo il ceppo e per la Siberia parte una carrozza completamente vuota, ma con le carte di trasferimento perfettamente in ordine. Allo stesso tempo, il tenente Sinjuchaev è dichiarato morto per errore, e la sua vicenda diventa lo specchio di quella di Kiže, entrambi sospesi tra esistenza e inesistenza…

Il racconto di Tynjanov, secondo le intenzioni dell’autore, doveva essere il soggetto per un film e lo scritto riflette perfettamente tale impostazione. Kiže si articola infatti in 23 capitoli molto brevi e ciascuno di essi costituisce una scena autonoma. In un primo momento il film non è realizzato e il racconto viene pubblicato per la prima volta nel 1928. In effetti, la vicenda non è un’invenzione di Tynjanov, ma proviene da un aneddoto sulla vita di Paolo I in cui la copertura di un errore di trascrizione porta alla creazione di un soldato fittizio. Nel 1934 il racconto diventa un film diretto da Fajncimmer e musicato da Prokof’ev. Benché il film non sia notevole, la colonna sonora, molto avanti rispetto ai tempi, rivoluziona la stessa concezione di messa in musica per un film e, in seguito, diventa una suite a sé stante. Dal punto di vista stilistico, Tynjanov usa la tecnica dello “Straniamento” (ostranenie), teorizzata dall’amico Viktor Šklovskij, che consiste nella presentazione di scene banali con una lenta e impercettibile deriva verso l’assurdo. Il procedimento costringe il lettore a vedere la realtà che conosce sotto un’ottica completamente diversa. Il risultato è un racconto che, sotto i tratti comici, presenta una satira feroce nei confronti di ogni autocrazia. Poiché la censura russa non ha mai brillato per perspicacia (si pensi all’Ispettore Generale di Gogol’), il film viene realizzato perché questa potenzialità non è colta: il censore pensa solo che sia una presa in giro del potere zarista e quindi abbia caratteristiche innocue ed educative. L’effetto è che questo racconto è di grande importanza. Si pensi all’errore meccanico alla base del film Brazil di Terry Gilliam o al capitano Tuttle della serie tv Mash (in questo caso la citazione è quasi letterale). Il testo è pubblicato in una nuova edizione di Bibliotheka ed è lodevole che non si sia tentato di fare maldestri adattamenti o giochi di parole sulla nascita di Kiže. Ottimo l’apparato critico, in grado di dare le informazioni essenziali anche a chi ha minor dimestichezza con la storia Russa e la nota di Roberto Alessandrini che, citando la leggenda del Golem, osserva come una sola lettera possa fare la differenza tra la verità e la morte.