Salta al contenuto principale

Il talento del cappellano

iltalentodelcappellano

Vanina si sveglia di soprassalto e cerca a tentoni il telefono, che nel frattempo smette di suonare. È frastornata Vanina, come accade a chi, cambiando stanza e letto, avverta quel senso di smarrimento che non permette di rendersi conto di dove ci si trovi esattamente. Un’occhiata all’orologio le dice che sono le quattro e trentasette del mattino. Il cellulare, che è finito tra il materasso e la spalliera del letto, ha una notifica che l’avvisa che la chiamata di poco prima era di Marta Bonazzoli. E se l’ispettore Bonazzoli l’ha disturbata a quell’ora, nel periodo delle vacanze natalizie, mentre si trova a trascorrere qualche giorno a Palermo da sua madre, deve essere accaduto qualcosa di veramente serio. Da qualche parte, in territorio catanese, ci deve essere un morto ammazzato. Quando il vicequestore aggiunto Giovanna Guarrasi, detta Vanina - da oltre un anno capo della sezione Reati contro la persona della Squadra Mobile etnea - richiama la collega, capisce dai rumori di sottofondo che la donna è in auto, ovviamente alla guida. Marta le comunica che sta percorrendo una delle strade che portano in cima all’Etna e che in auto con lei c’è anche Spanò. Poco prima, verso le tre, un tale ha chiamato in questura dicendo che al Grand Hotel della Montagna - un vecchio albergo che, fino al 1983, è stato parecchio frequentato, per finire poi completamente abbandonato a seguito di un’eruzione piuttosto imponente di sua maestà il vulcano Etna - c’è il cadavere di una donna. A dare l’allarme è stato Nunzio Scimeni, un uomo che, a detta di molti, è parecchio immaginifico e non del tutto affidabile. Insomma, uno strammato, come si dice a Catania. E infatti, quando la Bonazzoli e Spanò arrivano sul posto, del presunto cadavere non trovano alcuna traccia. Tuttavia, Scimeni continua a insistere e Pappalardo della Scientifica, arrivato in loco poco dopo, sta ultimando i suoi rilievi per vedere se c’è qualche traccia a conferma della singolare storia del cadavere scomparso…

C’è poco da fare. Quando si scrive di Giovanna – Vanina - Guarrasi si rischia di diventare ripetitivi. Perché non si può che asserire ogni volta che si tratta di un personaggio meraviglioso. Giunta ormai alla sua quinta avventura, la protagonista dei romanzi di Cristina Cassar Scalia - nata a Noto e residente ad Aci Castello, di professione medico oftalmologo, ma con un evidente talento per la scrittura - continua a mostrare la complessità del suo carattere, che la vuole rigorosa e grintosa sul luogo di lavoro e indifesa e tenerissima tra le mura domestiche, mentre guarda sognante vecchi film, inzuppa biscotti nel latte e si fa coccolare da una calda coperta. Vanina è una “capa tosta”: è cocciuta e ostinata e, quando sente puzza di casi complicati, non esita a mandare all’aria ogni progetto per seguire il suo istinto. Anche in quest’ultimo romanzo, infatti, il fiuto infallibile del vicequestore Guarrasi non si smentisce e quella che inizialmente appare una fissaria, diventa un vero e proprio caso di omicidio, anzi di duplice omicidio. E poco importa se chi ha trovato il cadavere la prima volta - sì, perché alla Guarrasi accade anche che un morto ammazzato vada perduto e lo si ritrovi solo tempo dopo - sia un personaggio poco affidabile e alquanto strammato ed eccentrico. Quel che è certo è che la situazione è parecchio intricata e che per trovare il bandolo della matassa è necessario scavare nel passato delle vittime per comprendere il loro presente. In una Sicilia innevata, che nasconde ogni traccia e, allo stesso tempo, incanta con una scenografia spettacolare, Vanina e la sua squadra - un caleidoscopio di personaggi fantastici, ciascuno con la propria peculiarità e la propria nota di colore - si occupano di morti ma celebrano la vita: quella che ha il sapore di legami autentici (di lavoro o d’amicizia poco importa) e di condivisione vera. La Guarrasi e il suo team si aiutano, condividono il piacere della tavola così come le preoccupazioni legate al lavoro; si sostengono mentre ricercano la verità e sanno anche prendersi gioco l’uno dei difetti dell’altro. Accanto all’indagine ufficiale, poi, Vanina deve fare i conti anche con le questioni di cuore e, soprattutto, con l’incapacità di lasciarsi andare e abbattere quel muso difensivo che ha eretto a protezione dei suoi sentimenti più profondi. La Cassar Scalia offre al lettore, una volta ancora, una storia perfettamente confezionata che racconta la sua terra, i suoi colori e i suoi sapori. Nella tensione continua tra le due città che fanno da sfondo alle vicende del vicequestore Guarrasi - Catania e Palermo, vulcanica e gioiosa la prima e signorile ed elegante la seconda - così come nel linguaggio infarcito di inflessioni dialettali – meravigliose - e nelle immagini precise delle leccornie che impreziosiscono spesso la tavola e la vita dei protagonisti, c’è tutta l’essenza di un personaggio riuscitissimo, una donna, fragile e forte allo stesso tempo, che non si ferma mai all’evidenza, ma sa andare oltre, sempre.