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Il tempo degli assassini

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Brooklyn, 1927. Henry abita in uno squallido appartamento dove spesso riceve le visite di Thelma, un’amica della moglie che nutre una passione assoluta per Rimbaud. L’aspirante scrittore non sopporta l’invadenza di colei che considera un’estranea, di conseguenza inizia a nutrire un particolare disprezzo anche per le opere e la vita dell’autore che alla sgradevole visitatrice interessa molto. Miller riscopre Rimbaud in un lungo soggiorno parigino, un periodo di estrema fecondità creativa che gli permette solo di rivalutare in parte i versi del poeta ottocentesco, perché troppo impegnato nel produrre la propria opera che finalmente sembra raggiungere i livelli sperati da tempo, fin da quando a Brooklyn si consumava nel cercare di partorire un testo decente per una rappresentazione teatrale. Tornato negli Stati Uniti lo scrittore, ormai raggiunti i quarant’anni, concepisce al fine non solo la grandezza di Rimbaud, l’estrema cura e originalità della poesia, ma anche quanto abbia in comune con la sua personalità. Ambedue da giovanissimi provano insofferenza prima per l’ambiente scolastico, poi per la società in cui vivono, troppo limitati per le loro capacità intellettive e per la loro visione avanzata della realtà. Ambedue rispondono alle imposizioni che ne seguono a livello familiare e non solo fuggendo, vagabondando a lungo alla ricerca di loro stessi. Miller in molti stati americani, sempre pronto a compiere nuove esperienze ma anche a sopportare le privazioni; Rimbaud prima in Europa tra Inghilterra, Paesi Bassi e Italia, poi nel continente africano fino ad arrivare ad Aden – nella penisola arabica di fronte alla Somalia e all’Etiopia – dove trova un territorio arido che non offre alcuna possibilità di sostentamento. Del poeta è nota l’ossessionato di rendersi indipendente a livello economico, obiettivo che lo spinge a piegarsi a mestieri umili e faticosi; Rimbaud desidera mettere da parte abbastanza denaro per avere in futuro assicurato. Addirittura nell’ultimo periodo di vita trascorso in ospedale, dove gli viene amputata una gamba, non si fida ad affidare i soldi che ha guadagnato nemmeno a un istituto bancario; li teine sotto il suo letto ben nascosti in una cintura, sono tutta la sua vita e deve essere certo di averli sempre vicino a sé…

“Il tempo degli assassini” è il verso che chiude il componimento in prosa poetica Mattinata d’ebrezza nella raccolta Illuminazioni di Arthur Rimbaud; uno sfogo assoluto e sincero contro chi uccide con la sua ostinata ottusità la purezza dei sentimenti e l’arte come rivelazione del bello. Henry Miller intitola il suo saggio romanzato dedicato al poeta francese, esponente del gruppo dei cosiddetti poeti maledetti capeggiati da Baudelaire, con questo celebre verso che è un richiamo per il lettore a riflettere in modo attento non solo sull’opera di Rimbaud, ma in generale sull’arte e sugli autori nella loro profondità di espressione. Miller è interessato a ricostruire la vita del poeta a cui alla fine ha dedicato un lungo periodo di studi, mettendo in evidenza inizialmente gli aspetti caratteriali che lo legano a lui, utili a giustificare il suo grande interesse. Singolare notare che le società americana di inizio Novecento rivela verso Miller quel disprezzo per chi possiede inusuali doti intellettuali, che possono giungere alla genialità, già dimostrato dai francesi dell’Ottocento che conobbero il giovane Rimbaud; in particolare dalla madre di quest’ultimo, che palesando il disprezzo per il figlio agì in modo distruttivo sulla sua psiche. Il messaggio è assai chiaro: a distanza di tempo e di spazio l’egoismo umano, il desiderio di creare una società piatta dove ognuno ha un suo ruolo prestabilito, si manifestano sempre nelle stesse forme. I due letterati hanno reagito a tale condizione dando libero sfogo al loro istinto di viaggiatori, in cerca di un modo di vivere se non ottimale, almeno adatto a una pacifica sopravvivenza, ma sempre con la piena consapevolezza di essere degli incompresi. Diverso però è stato il periodo dell’esistenza in cui hanno lottato contro tali ristrettezze. Alle sofferenze del girovagare in gioventù, per Miller si sostituì la stabilità in età matura con l’affermazione letteraria; in Rimbaud, invece, la produzione poetica si manifestò con largo anticipo - quando l’autore era ancora adolescente scrisse i suoi bellissimi componimenti, mentre dai vent’anni in poi mise da parte la sua penna e si dedicò a un terribile tour de force per conoscere il mondo. Henry Miller è uno dei più estroversi autori americani, spesso criticato per l’erotismo delle sue opere. In queste pagine rivela al lettore i propri interessi letterari, tema che affronta anche in altri libri tra cui Riflessioni sulla morte di Mishima. Le sue opere più note sono Tropico del cancro, Primavera vera, Tropico del Capricorno e Il colosso di Maraussi. Nato a Yorkville nel 1891, è morto a Los Angeles nel 1980.