Salta al contenuto principale

Il tempo di Mahler

Il tempo di Mahler
Segnato da un’emarginante infanzia da enfant prodige (ai limiti dell’autismo) il giovane fisico David Malher, grazie ad un suggerimento onirico, ha appena fatto la sua scoperta più grande: la seconda legge delle termodinamica è fallibile, il che – in teoria – potrebbe permetterci di governare lo scorrere del tempo. Ma la possibilità di mescolare le carte di passato, presente e futuro ha, in sé, potenzialità esplosive, che un uomo da solo non è in grado di divulgare né sopportare, men che mai se ha una tempra vacillante e un’incipiente mania di persecuzione. Malher decide così di rintracciare il premio Nobel Valentinov, l’unico che può capire l’entità delle sue teorie, ma soprattutto la loro applicabilità. Valentinov, però, sembra sfuggirgli e non basterà il supporto incondizionato dell’amico Marcel per scampare a una spirale che, da mera suggestione, assume presto i connotati di un thriller...
In Germania Kehlmann è riuscito a coniugare spessore letterario e vendite, in particolare con La misura del mondo, nel quale romanza e intreccia abilmente le biografie di Alexander von Humboldt e Carl Friedrich Gauss. Il tempo di Malher, però, risale a cinque anni prima e vede una penna non ancora matura: ambientato ai giorni nostri, questo racconto lungo tradisce, di tanto in tanto, una certa approssimazione. La psicologia di Malher e i cenni alla sua scoperta risultano vaghi, pretestuosi, la scintilla di un climax persecutorio che, pur ben descritto, non brilla per originalità. Kehlmann sceglie una chimera tra le più attraenti, il dominio del tempo, per innescare una narrazione frenetica, allucinata e senza scampo, preoccupandosi più di mantenere alto il livello di affanno che di intessere una storia. Funzionale la prosa, arricchita da descrizioni ispirate, e riuscita la pur archetipica scena madre in cui finalmente Valentinov dice la sua. Per un’ora di intrattenimento intelligente ma non imperdibile.