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Il tempo non cancella

Il tempo non cancella
Ivo Radek è uno scrittore istriano di grande successo che tuttavia, dopo il suo capolavoro del 1955, non è più stato in grado di mantenere la sua narrativa allo stesso livello. Non di meno il suo nome è fra quelli in lizza per il Premio Nobel per la Letteratura, e la città di Trieste è già pronta a conferirgli una bella laurea honoris causa. Per l’evento stanno arrivando in città nomi altisonanti dell’editoria e del giornalismo, tra cui quello di Rhoda Wallace, l’agente letterario che cura i diritti internazionali di Radek e che sta imbastendo una logorante campagna pubblicitaria per il suo ultimo libro, interamente basata sulla reticenza. Ma le cose non sempre vanno come si immagina. Ovvero, si dovrebbe immaginarle diversamente, sapendo che lo scrittore è circondato da invidie e risentimenti antichi e non troppo latenti. Ne fa la scoperta il commissario Benussi, della Squadra mobile di Trieste, nel constatare che il rancore può far più male delle bastonate...
Roberta De Falco (pseudonimo di Roberta Mazzoni), autrice e sceneggiatrice cinematografica qui alla sua quarta prova letteraria con Sperling & Kupfer, consegna un giallo incentrato sul mondo dei libri e della scrittura. Il che non è un male di per sé, ma penalizza un po’ il suo lavoro: tra uno scrittore di successo in odore di Nobel, un giornalista a sua volta scrittore che lo invidia e un graduato anch’egli scrittore alle prese con il dramma della narrativa di qualità (il giallo) sommersa dalla marea dei polpettoni-per-le-masse (il thriller), l’atmosfera finisce per assomigliare a quella di certi libri in cui l’autore non riesce a fare a meno di riversare nei personaggi il proprio ego alle prese con i drammi dell’ispirazione e della pubblicazione. D’altro canto però la scrittura è buona e il ritmo sostenuto per una storia che spazia tra mondi e linguaggi diversi, da quelli del nordest a quelli del sud, passando per l’italiano zoppicante di certi migranti. Una nuova avventura che non mancherà di piacere agli amanti di Ettore Benussi, il burbero ma inarrestabile commissario della Mobile di Trieste.