Salta al contenuto principale

Il tempo non esiste

Il tempo non esiste

Trasmissione di culture. Ora. E sempre? “Che il tempo storico e quello privato non esistano affatto me lo insegnò Fredric Jameson quando, nel capitolo Nostalgia del presente del suo Postmodernismo ovvero la logica culturale del tardo capitalismo, negò con forza il ruolo del tempo inteso come categoria unificatrice della realtà, affermando che la nozione di periodo storico non può mai essere rappresentativa per una esaustiva e completa ermeneutica della vita e delle sue narrazioni. La critica di Jameson è radicale, poiché non solo l’idea di storia, così come è stata sempre concepita, finisce con il non avere alcuna corrispondenza con la realtà, ma addirittura la stessa struttura del tempo finisce con lo svolgere solamente la funzione di creare e definire il passato e il futuro dal punto di vista delle classi dominanti, di chi ha detenuto il potere nel corso della storia dell’umanità.... Gli ultimi studi di fisica quantistica corrono in aiuto di questa interpretazione, in quanto negano la durata del tempo come azione continua e uniforme, poiché il tempo non esiste nella realtà se non come memoria, ovvero come misuratore dell’esperienza umana (Carlo Rovelli)”. Il tempo nella storia e nella fisica, dunque, non possiede una linearità cronologica e ogni narrazione “lineare” sarebbe arbitraria, un umano artificio, qualunque sia il contesto reale e qualunque sia lo strumento narrativo adoperato, scritto e orale, linguistico e visivo. Forse, da sempre o da qualche secolo, tutti noi umani viviamo ovunque in un eterno presente...

Il docente di Etica della comunicazione e Antropologia culturale all’Accademia di Belle Arti di Urbino Rossano Baronciani (Pesaro, 1967) offre ai lettori una autobiografia culturale di propri ricordi ed episodi, letture e visioni, passioni e idiosincrasie, spaziando dal cinema alla letteratura, dalla televisione alla politica (il caso Moro, in particolare), dalla fotografia al teatro, dai social agli organi d’informazione. Mette all’inizio una sua foto da bambino allegro, narra poi in prima persona con stile forbito dei propri familiari e delle residenze esistenziali, dei primi contatti infantili e giovanili con il mondo dello spettacolo, di luoghi frasi concetti che più lo hanno colpito e formato, sempre riferendosi alla complessità e contraddittorietà dei riferimenti temporali: “il tempo esiste solo in quanto scelta arbitraria dell’uomo, come strumento utile per costruire narrazioni che, in definitiva, ci inventiamo, perché scegliamo in maniera arbitraria quali avvenimenti mettere in relazione fra loro”. Attento al dibattitto degli ultimi due secoli su modernità, anti e postmodernismo, il volume è strutturato in due distinti “libri”, il primo (appunto “il tempo non esiste”) con alcuni spunti di cinema, televisione e politica da ricordare o dimenticare, il secondo (“la società pornografica”) concentrato su sguardo (foto), illusione (Pasolini più che Leopardi), pornografia (la onnipresente visione del mondo dal punto di vista del buco della serratura). Tante citazioni colte, varie recensioni di spettacoli e opere d’arte d’ogni tipo, scarsa riflessione sulle antiche profonde articolate riflessioni degli storici e dei fisici sulle proprie scienze. La foto è di Marco Arienti.