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Il tenace concetto

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La vita di una personalità come Leonardo Sciascia non può essere riconducibile solo alla sua grandezza di scrittore. Egli, infatti, non è stato solo lettore acuto e critico della realtà storica e sociale della Sicilia occidentale che ha riversato nelle sue indimenticabili opere letterarie, che già di per sé vale molto. Ma soprattutto Sciascia è stato un intellettuale tenace e scomodo, capace di estendere la propria visuale anche al “continente”, nel quale a sua volta denunciava e combatteva gli analoghi vizi di malgoverno. Era divorato da una fervente passione civile e da una spiccata indole morale laica, che lo conducevano a fare del suo impegno politico laico e radicale e della sua arguzia culturale battaglie politiche e civili di primo piano, sempre venate da un irresoluto pessimismo sulla natura del potere, ma anche da una estrema fiducia in quella letteraria. In un’intervista rilasciata nel 1979 a “Le Monde” dichiarava infatti: “Io credo che all’uomo, l’uomo umano, rimanga soltanto la letteratura per riconoscersi e conoscere la verità. Il resto è soltanto macchine, statistiche e totalitarismo”. Insomma, letteratura come unica via di scampo da una mostruosa macchina ordita dal potere per ingoiare verità e restituirle sotto forma di menzogne. Una consapevolezza che faceva di lui uno scrittore impegnato, con i piedi ben saldi nel suo tempo. E così Sciascia, oltre che l’eretico frate di Racalmuto, è stato Indomito combattente in nome della verità contro l’inganno, della ragione contro il fanatismo religioso e politico…

Il tenace concetto, il breve e appassionante libro che la Rogas Edizioni manda in libreria in occasione del centenario della nascita di Leonardo Sciascia, consta di tre parti. Due brevi ma esaustivi interventi di Ercole Giap Parini e Alfonso Amendola - docenti di sociologia della letteratura negli atenei rispettivi della Calabria e di Salerno - e un’intervista centrale in cui Fabrizio Catalano, regista e nipote di Sciascia contribuisce a illuminare da un versante anche intimo e inedito la natura essenziale della personalità del grande intellettuale della seconda metà del secolo scorso. Più che un’accurata presentazione della sua vita e un’analisi della sua prestigiosa attività letteraria, il libro tende piuttosto a ricostruire profilo civile, rigore morale e doti culturali dello scrittore siciliano, a collocarle nella dimensione sociale e nel contesto politico che fecero da sfondo alla sua parabola esistenziale. I tre autori portano in luce tratti caratteriali ed episodi legati alla sua vicenda letteraria e civile che non mancheranno di incuriosire ed appassionare il lettore. Non solo per i rigurgiti obliati della nostra memoria storica e per l’affiorare di episodi inediti della vicenda di un uomo mai a proprio agio nel suo tempo; ma soprattutto per la dote di indagare la vita sociale del suo tempo e lasciarci in eredità una lezione morale che valeva tanto ieri quanto è necessaria oggi.