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Il terzo relitto

Il terzo relitto

Isabella chiude il fascicolo che contiene la ricerca sui mosaici in età romana che da mesi assorbe la sua attenzione. Poi riordina gli altri libri che sono ammassati davanti a lei, raccoglie i capelli rossi in una coda e tiene lo sguardo puntato sulla custodia di raso blu che si trova sulla sua scrivania. Solleva il coperchio lentamente, poi lo richiude rapida. Non ha saputo resistere. Da quando si è trasferita ad Avola, in qualità di vicedirettrice del Museo, è riuscita a resistere alla tentazione di rubare oggetti che non sono di sua proprietà, ma che hanno per lei un significato simbolico. Ci è riuscita fino a questo momento, ma alla scatola lasciata incustodita da Giovanni, il direttore del Museo, non ha saputo resistere. Qualcuno bussa alla porta del suo ufficio. Lupus in fabula. Giovanni - viso rotondo, occhi sottili nascosti da un paio di occhiali dalle lenti spesse, e naso importante - si palesa e le chiede di fare le sue veci durante il convegno che si terrà a Genova nel weekend successivo. Lui proprio non può presenziare, ma sarebbe bene che qualcuno partecipasse a nome del Museo. Isabella accetta di buon grado la proposta ed ora eccola lì, mentre percorre il largo viale dell’Università, lastricato di ciottoli bianchi, in netto anticipo rispetto all’orario di avvio del convegno. Che fare? Un salto in biblioteca può essere un buon modo per ammazzare il tempo. Individuarla non è difficile. Isabella supera il portone d’ingresso e sale le scale di marmo bianche. Al primo piano, ecco la sala consultazione. Ci sono solo pochi studenti, intenti a leggere, e, nella stanza attigua, una giovane donna che cataloga dei microfilm. Si tratta di microfilm di papiri. Incuriosita, Isabella si avvicina al lettore e comincia a studiare il contenuto di quei papiri. Uno, in particolare, cattura la sua attenzione: si cita Gneo Cornelio Scipione Asina, il console romano che nel 260 a.C. ha comandato la prima flotta navale romana e ha subito una disfatta nella battaglia di Lipari, nelle isole Eolie...

Una nave sommersa, un tesoro nascosto e un assassino che si muove nell’ombra. Isabella De Clio è tornata. Sono trascorsi circa tre anni dai fatti narrati nel primo romanzo di Barbara Bellomo - una laurea in Lettere, un dottorato di ricerca in Storia antica, diverse pubblicazioni di storia romana, docente di italiano e storia in una scuola superiore - e ora la giovane archeologa è tornata nella sua Sicilia, in qualità di vicedirettrice del museo di Avola. Appassionata ricercatrice, dotato di un’indiscutibile preparazione, Isabella non ha purtroppo perso il vizietto di appropriarsi indebitamente di oggetti che abbiano per lei un alto valore affettivo. E proprio uno di questi, un documento inedito risalente al primo secolo avanti Cristo che offre una nuova versione della battaglia di Lipari - durante la Prima guerra Punica -, stuzzica la curiosità della giovane archeologa che si cimenta in un’entusiasmante avventura e, come al solito, completamente assorta nel passato e nei suoi segreti, non coglie i campanelli d’allarme del presente che le parlano di pericoli molto, molto vicini, pericoli che nascono dalla cupidigia, dalla gelosia e dalla sete di potere di chi la circonda. Ad aggiungere benzina sul fuoco, poi, c’è la vicenda privata della protagonista, divisa tra una storia d’amore che non la soddisfa completamente, il ricordo di una simpatia (o forse qualcosa in più) legata al suo passato recente e lo strano rimescolio che la frequentazione di una nuova conoscenza, pericolosa o forse no, le procura. Miscelando sapientemente elementi storici e caratteristiche di un buon giallo, la Bellomo si conferma una penna interessante, capace di spostarsi con abilità da un piano temporale all’altro, fornendo dettagli storici senza essere né noiosa né didascalica e sfidando il lettore a trovare il bandolo di una matassa piuttosto articolata e complessa. Con una scrittura semplice ma efficace, l’autrice regala al lettore l’ennesima avvincente avventura di una protagonista alla quale è facile affezionarsi e per la quale viene naturale fare il tifo.