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Il testamento

Il testamento

18 dicembre 1981, stazione degli autobus di Tornio, in Lapponia. Annie sta tornando a casa, prova emozioni contrastanti, da un lato teme che il suo paese natio possa artigliarla e non lasciarla più andare via, dall’altro è felice di rivedere i suoi fratelli, con loro condivide un legame forte, fisico, come fossero uniti: “Come un re dei ratti, quel groviglio di code di topi che si ritrovano intrecciati contro la propria volontà”. Annie accarezza la pancia dentro cui cresce suo figlio, è un’altra preoccupazione per lei, un figlio non desiderato, ma a cui non può rinunciare, non come ha fatto con il precedente. Si era trattato di un intervento doloroso e difficile, i medici le avevano detto che un secondo aborto avrebbe compromesso la possibilità di avere altri bambini. Il primo aveva scelto di non tenerlo, il padre era un immigrato extraeuropeo e aveva intenzione di tornare al proprio paese, un posto dove le donne non hanno diritti. Il secondo è figlio di un uomo che la corteggia, la ama, vuole costruire con lei una famiglia. Alex la ama, ma Annie ama Alex? Tutti quei progetti sono davvero condivisi? Potrebbe crescere il bimbo finché non diventa abbastanza grande, poi lasciarlo con il padre o con nonna Siri. Sua madre ha 54 anni e tanti nipoti e ora anche lei, la figlia maggiore, gliene regalerà uno. Per evitare domande a cui non vuole rispondere non ha annunciato la gravidanza. È buio, fa freddo, Annie aspetta che vadano a prenderla, nel frattempo accende una sigaretta, sa che non dovrebbe, ma fumare la rilassa, inoltre lei non è una mamma con il grembiule e le mani screpolate come Siri, lei vive a Stoccolma e vuole fare altro nella sua vita. È una Mercedes nera quella che giunge all’improvviso, alla guida c’è suo fratello Tatu, non è più in carcere per avere travolto e ucciso quelle due vecchie. È stato un incidente e lui è fuori per buona condotta. La guarda e fa una battuta sulla pancia gonfia. Annie risponde con ironia, una strategia per sviare l’attenzione, se Tatu fiuta la sua ansia non ha scampo. Funziona così in famiglia, ma per fortuna lui non fa altre domande e racconta di sé per il resto del viaggio, così lei ha modo di sonnecchiare e lasciarsi andare ai ricordi e ai pensieri sulla famiglia: sua madre Siri, bionda e dai tratti delicati come lei e suo padre Pentti, occhi e capelli scuri, intrattabile. Quattordici figli, di cui due morti in tenera età, divisi in due gruppi a seconda che abbiano ereditato i tratti (o il carattere) di uno dei genitori, a esclusione di suo fratello Lauri, che è un miscuglio perfetto: capelli scuri e occhi chiari. E questo bambino come sarà? È l’alba, l’auto svolta nel cortile, la casa e la stalla sono illuminate. Annie fa un respiro profondo prima di scendere dalla macchina, prima di affrontare la sua famiglia...

Nina Wähä (Österhaninge1979) è una scrittrice svedese con un passato da attrice (ha partecipato a due film) e da cantante indie pop (con tre album pubblicati). Ha intrapreso la carriera letteraria nel 2007 e ha pubblicato quattro romanzi, oltre a tenere corsi di scrittura creativa e lavorare come editor freelance. È con il suo terzo romanzo, Il testamento, che incrementa la propria notorietà. Un libro intenso e feroce nei contenuti, ambientato nei luoghi da lei amati e in cui ha trascorso le vacanze estive durante l’infanzia, insieme alla numerosa famiglia materna (la madre è originaria della valle del Tornio). La profonda conoscenza del territorio e la descrizione di come l’ambiente influisca sui personaggi è fondamentale per comprendere i membri della famiglia Toimi, fratelli e sorelle forgiati dalla complessa relazione tra i genitori, che con la perdita dei primi figli e il passare del tempo, si deteriora, come infettata da un morbo incurabile. I coniugi Toimi sono travolti da un dolore oscuro, alimentato dalla mancanza di comunicazione, dai traumi personali vissuti nell’infanzia e dalla soppressione dei propri sentimenti. Un processo graduale e inarrestabile che condiziona lo sviluppo emotivo dei dodici figli sopravvissuti, portandoli a manifestare personalità differenti e in alcuni casi del tutto deviate. L’ambiente rurale, le difficoltà economiche, la violenza, rappresentano una miscela esplosiva nella loro crescita e una volta raggiunto il punto di rottura, le conseguenze diventano difficili da gestire. Nel romanzo la Wähä dimostra una capacità d’introspezione magistrale, tutti i personaggi (genitori e figli hanno capitoli dedicati) vengono descritti alla luce di traumi e talenti, debolezze caratteriali e risorse emotive. La storia inoltre mostra come il terrore condiviso, che costituisce un collante in quello che spesso Annie definisce un groviglio di topi, una volta scomparso mandi in pezzi il legame che unisce i fratelli e faccia emergere le profonde differenze tra loro. Senza il comune nemico che cosa resta? Nel volume vengono affrontati argomenti come la struttura della società del Tornionlaakso (Lapponia), le caratteristiche della fede dei laestadiani, gli eventi della guerra d’inverno (1939 – 1940) che portano la Finlandia a cedere alla Russia parte della Carelia (area d’origine di Siri), temi difficili come incesto, alcolismo, stupro, patriarcato. Il romanzo ha venduto oltre 120 mila copie, è stato tradotto in diverse lingue e candidato a numerosi premi letterari non solo in Svezia. Nel 2019 all’autrice è stato assegnato il Premio istituito dall’accademia letteraria dei Nove a Stoccolma e la borsa di studio Albert Bonnier.