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Il tocco di Persefone

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È l’anno 209 a.C. e Quinto Fabio Massimo con i suoi uomini sta entrando nelle mura di Taranto: la città è conquistata dai Romani, mentre le sacerdotesse nel tempio compiono un rito sacrificale per Persefone. Cleta vuole fuggire per conservare il proprio Ordine, mentre Eirene, la Madre Guardiana, la redarguisce, ricordandole il giuramento di fedeltà alla Madre Persefone. Cleta l’afferra allora per un braccio, portandola fuori dal sacrario, nel colonnato esterno: “Sei stata così tanto rinchiusa a pregare che non hai compreso quanto grave sia la situazione. La città brucia. Non c’è alcuna speranza di difendere il tempio”. È guardandosi attorno che Eirene le conferma che si deve assicurare un futuro all’Ordine, ma scopre che è tutto pronto e che un carro è stato allestito per portare la statua della Dea, ma non per portarsela dietro, quanto per nasconderla in un pozzo e far sì che non venga profanata dai Romani. Rientrata nel sacrario, con le sorelle sacerdotesse pronte alla partenza, Eirene le sente intonare un inno a Persefone davanti al fuoco sacro del tempio di Taranto. Si ritrova a bisbigliare che non avrebbe potuto far meglio di così, tanto che si convince a lasciare il suo posto di comando a Cleta, mettendo tra le sue ciocche ramate il diadema con il Rubino di Sangue, nominandola Guardiana e abbracciandola. Eirene ha vissuto tutta la sua esistenza nel tempio ed è perfettamente consapevole che per lei non esiste altro luogo dove vivere... Grazie al sacrificio di Eirene e alla prontezza di Cleta, i riti delle sacerdotesse devote a Persefone sono giunti fino ai tempi di Internet...

Oggi come allora Persefone ha i suoi riti e le sue sacerdotesse, ma a proposito del suo essere figlia di Demetra e moglie di Ade, con i due periodi dell’anno di luce e buio, anche i gruppi a lei ispirati sono due e in lotta fra di loro. Intrigante questa storia, sia nella costruzione dei riti per la dea Persefone, sia nel descrivere il capitano Tommaso Sartori, carabiniere cresciuto nell’Appennino molisano, ma con il mare nel cuore. L’occasione per imbastire una trama del genere è stata data all’autrice dalla ricostruzione di tutta la storia della statua della Persefone seduta, che oggi si trova all’Altes Museum di Berlino, ma che è oggetto di diatriba tra Taranto e Locri. Intorno a tutti questi documenti scientifici, si affianca la storia della città dei due mari e del suo tempio vicino al porto, occasioni preziose per costruirvi un thriller basato su leggende e antiche rivalità. Intelligente la valutazione che viene affidata alla reggente del gruppo “oscuro” di seguaci di Persefone che afferma come non si tratti di una setta, una religione o qualsiasi altro meccanismo di occultismo, quanto di una filosofia di vita delle donne legate da un patto di sorellanza, capaci di aiutarsi e di mantenere i segreti. L’ingenua Sara, in tutto questo, si trova totalmente coinvolta o forse è il caso di dire “stravolta” da chi la circonda e da tutto quello che scopre a cui non sa dare un nome, una risposta, una valutazione. Scopre solo che i suoi incubi che la tengono sveglia da decenni, da qui hanno origine. A complicare un periodo complesso anche una passione travolgente che però l’aiuta a dimenticare.