Salta al contenuto principale

Il treno di mezzanotte

Il treno di mezzanotte

Il 9 agosto 1974 Wilbur e Maggie sono in luna di miele a Venezia. Gli sposini passeggiano tra i canali, attraversano il Ponte di Rialto e immaginano una vita insieme lontano dall’Inghilterra. Wilbur è felice, forse come non lo è mai stato: accanto a Maggie riesce per un momento a dimenticare le ferite del passato e a immaginare un futuro diverso. Lei fotografa Palazzo Ducale con la Pentax ricevuta in regalo dal padre, mentre entrambi scherzano sulla possibilità di trasferirsi a Venezia, lasciare tutto e ricominciare da capo. Poi Wilbur sente un sussurro vicino all’orecchio: «Tieniti stretto questo momento». Poco dopo, tra la folla, vede un uomo che lo terrorizza. Indossa i suoi stessi vestiti, ha i suoi stessi capelli, la stessa corporatura e il suo stesso volto. È lui, ha ventinove anni, esattamente come Wilbur in quel giorno del 1974. Il giovane sosia lo guarda e gli fa un cenno, come se riconoscerlo fosse la cosa più naturale del mondo. Wilbur cerca di non spaventare Maggie e continua a camminare con lei. Ma qualcosa è cambiato. Mentre scendono dal ponte, sente un rumore sempre più distinto: un fischio lontano, seguito da uno sbuffo regolare, simile a quello di un treno che lascia una stazione. Quella giornata, iniziata come una luna di miele perfetta, si trasforma così nel primo incontro con qualcosa che appartiene al tempo e che Wilbur non riesce ancora a comprendere…

Ci sono romanzi che parlano di tempo, di memoria e di seconde possibilità senza avere davvero bisogno di inventare grandi mondi. Il treno di mezzanotte di Matt Haig sceglie invece di dare una forma concreta a ciò che spesso immaginiamo soltanto: un treno capace di attraversare il tempo e di riportare il protagonista nelle stazioni della sua vita, nei momenti che hanno contribuito a renderlo l’uomo che è diventato. Wilbur Budd è un uomo anziano che, arrivato alla fine della propria esistenza, si trova a fare i conti con una vita trascorsa inseguendo il successo e l’affermazione personale. Quando il Treno di Mezzanotte arriva a prenderlo, il viaggio non è verso un altrove, ma attraverso ciò che è già stato. A bordo, Wilbur torna nei luoghi della memoria e rivive alcune delle esperienze che hanno segnato la sua esistenza, osservandole però con una consapevolezza che allora non possedeva. Al centro di questo percorso c’è soprattutto Maggie, la donna che ha amato e dalla quale si è allontanato, e il rimpianto per tutto ciò che avrebbe potuto essere diverso. È proprio la nostalgia ad accompagnare le pagine del romanzo. Non una nostalgia che si limita a rimpiangere ciò che non c’è più, ma quella che modifica il modo in cui guardiamo ai ricordi. Il tempo, nella memoria, non conserva le cose così come sono accadute: le rielabora, le illumina, talvolta le trasforma. Haig sembra suggerire che sia proprio questo il lavoro segreto della nostalgia, capace di trasformare, attraverso i ricordi, la «banale farina della realtà in zucchero». La scrittura procede con passo lieve, capace di tornare suoi luoghi del passato senza mai perdere il filo del presente, lasciando che la storia trovi spontaneamente il proprio ritmo. Haig non costruisce una narrazione complicata e non ha bisogno di forzare gli eventi per arrivare al cuore della sua storia. Il fantastico entra nella vicenda con naturalezza: il treno diventa il congegno narrativo attraverso cui il protagonista può attraversare il tempo e guardare nuovamente le proprie scelte. Il tema più interessante non è tanto la possibilità di tornare indietro, quanto ciò che accade quando finalmente ci fermiamo a guardare la nostra vita. Wilbur scopre che i momenti che hanno dato un senso alla sua esistenza non coincidono necessariamente con quelli che lui aveva considerato più importanti. Il lavoro, il successo, il denaro e l’ambizione hanno occupato molto spazio, mentre gli affetti sono rimasti sullo sfondo. È una consapevolezza amara, perché arriva quando il tempo sembra ormai esaurito. Tutti noi corriamo il rischio di attraversare le nostre giornate senza accorgerci davvero di ciò che ci circonda. Siamo spesso troppo impegnati ad arrivare da qualche parte per renderci conto di chi abbiamo accanto, di quali persone stiamo perdendo, di quali occasioni stiamo lasciando passare. Il tempo sembra sempre sufficiente, fino a quando non lo è più. Il treno di mezzanotte è un romanzo che pone una domanda semplice e tutt’altro che rassicurante: se potessimo guardare la nostra vita da lontano, che cosa vedremmo davvero? Ma la vera possibilità di cambiare non sta necessariamente nel salire su quel treno. Sta nel capire, prima che arrivi, dove vogliamo andare.