Arriva una telefonata dalla clinica, Bianca prende un taxi al volo e corre da sua madre. Tentare di uccidersi per lei è diventata un’abitudine, fin dall’11 giugno 1989, primo anniversario della morte di Stella, la sua figlia maggiore. Bianca ricorda. Lei e suo padre pronti per andare alla messa di suffragio, ma la madre non scende. Fa caldo, i parenti e gli amici stanno arrivando. Tocca a lei andarla a chiamare. Passa davanti alla camera di Stella, a quella dei genitori, non c’è nessuno. Dalla porta del bagno chiusa un liquido opalescente e appiccicoso passa sotto la porta, la apre e trova sua madre. Vede le punte dei piedi sbucare dalla vasca galleggiando nel rosso, poi tutto il resto. La mano che pende dal bordo, i sandali chiari, la borsetta e la giacca di raso, i suoi abiti scelti con cura, tutti zuppi di sangue. La voce dell’infermiera la riporta al presente. Bianca chiede com’è successo. Barbiturici, le viene risposto. Dalla porta intravede che le iniettano qualcosa nel braccio e inizia la lista mentale dei rifiuti. Una siringa, un batuffolo di cotone, tracce di disinfettante, tre guanti monouso. I rifiuti sanitari hanno la loro raccolta speciale, non vanno nell’indifferenziata. Organico, plastica, tutto è suddiviso, scomposto e ridotto a particelle nella mente di Bianca. È la sua ossessione, scomporre fino a sparire. L’infermiera le fa cenno che può rientrare nella stanza. Sua madre tiene gli occhi chiusi, ha un’espressione tranquilla e assente, la stessa del giorno del suo primo suicidio. Tutto è tranquillo ora. Bianca può tornare al suo attico romano vista Colosseo, lussuoso e patinato e da Carlo il suo venerato compagno, il famoso cardiochirurgo. Ma Stella, sua sorella è sempre con lei…

Il valore affettivo, esordio letterario di Nicoletta Verna, Menzione Speciale della Giuria Premio Calvino 2020, è la storia potente di una vita segnata dal senso di colpa. Con uno stile preciso, asciutto e raffinato, l’autrice scava a fondo nell’animo dei personaggi, costruendo una struttura intrigante, complessa e dolorosamente avvincente. Il romanzo è anche una critica non molto velata ad alcuni riti della società contemporanea, all’impossibilità di affrontare ed elaborare il lutto, al rapporto madre-figlia e quello di coppia. Bianca, la voce narrante, la protagonista, è convinta di essere stata lei la causa dell’incidente che ha portato alla morte di sua sorella Stella. Anche se non è proprio così, da quel momento la sua vita di bambina e poi di adulta sarà sacrificata alla volontà di voler espiare questa colpa, di redimersi e di riportare in vita sua sorella. Nell’attuare questo piano, in alcuni momenti poco lucido, Bianca prende derive pericolose, che minano la sua psiche. Il romanzo dimostra che un sentimento sano e naturale come il senso di colpa può diventare patologico e seppellire totalmente il soggetto. Stella era tutto ciò che non era lei: serena, coscienziosa, altruista, un punto d’appoggio per chi le era accanto. La narrazione procede nel contemporaneo alternata a flashback che non sono in ordine cronologico. Via via sono seminati degli indizi che danno una chiave di interpretazione sempre più chiara per capire la trama del romanzo. Bianca è una donna bellissima, l’unica imperfezione un incisivo spezzato che la rende ancora più intrigante che non ha mai voluto aggiustare. È stata una stellina della tv commerciale, un successo effimero dovuto alla sua bellezza. Oggi, dopo gli studi fatti a Milano, si occupa di sbobinare le interviste dei focus group e studiare la psicologia delle persone. Bianca ridicolizza le basi del marketing e i riti di consumo odierni. Lei vive tra oggetti lussuosi, ma li critica con distacco. Oggetti che sono memoria, come la Barbie “magia dei capelli”, che la riporta all’ infanzia e alla sua disperazione. Nell’evoluzione delle difficoltà affettive e psichiche di Bianca, la sua ossessione nel differenziare la spazzatura diventerà sempre più manifesta. Assumerà contorni sempre più patologici e invalidanti, che porteranno Bianca perfino ad assaggiare i rifiuti prima di separarli. Crepe evidenti nella forzata e finta perfezione della sua esistenza. Nel vuoto che la circonda è il suo corpo a ricordarle che è viva. Attraverso i dolori che l’endometriosi le infligge in staffilate sempre più forti e più frequenti. Il valore simbolico è importante. La malattia che compare all’improvviso è destabilizzante per Bianca, che ama il totale controllo, alterando così il suo piano di avere un figlio. La protagonista è ingombrante, ma Nicoletta Verna riesce ad affiancarle altri personaggi ben delineati, comprimari che non sono oscurati dalla voce narrante. Il suo compagno Carlo, famoso cardiochirurgo, impeccabile e risoluto, che è arrivato al successo. Ha tutto, lusso e prestigio, ma anche dal suo passato riemerge qualcosa di poco lecito, che lo turberà. Liliana, amica di Stella, ragazza poi donna sulla sedia a rotelle, rappresenta la vita nel suo senso più ancestrale: istinto di sopravvivenza e spietatezza. Per via della sua disabilità si sente in costante credito di felicità verso il mondo e lo fa pesare agli altri senza remore. È nel romanzo l'antagonista in antitesi con Bianca, che invece è soffocata dalle colpe. Il valore affettivo di Nicoletta Verna è un romanzo che suscita emozioni, domande e non lascia indifferenti, al contrario di Bianca che non sente più nulla, lucida e fredda tanto da dire: “il mio corpo è come il mio cuore: riesce ad abituarsi a qualunque dolore”.