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Il vecchio lottatore

L’uomo si avvia ad assistere alle Leonardiadi: sono le gare di atletica della scuola elementare “Leonardo da Vinci” frequentata dai figli, una kermesse organizzata con la ritualità di un’Olimpiade vera alla quale ha già assistito tante volte. Ammette di non avere gran voglia di andare. Non perché le gare non siano emozionanti, per quanto non sia più come quando la sua bambina aveva corso per la prima volta e a lui era sembrato come vederla nascere di nuovo. Ma soprattutto a causa dei tempi morti di questa due-giorni infinita tra le sfilate, le competizioni, le premiazioni e la caotica atmosfera di fiera paesana con gli stand che offrono dalle barrette energetiche alle paste asciutte e pizzette, dalle specialità gastronomiche ai cibi esotici e ai vini pregiati. In particolare l’uomo distingue tra i genitori novellini (“Mica sanno cosa li aspetta”) e quelli come lui stanchi, privi di energia (“Ah, io quest’anno mi do il cambio con mia moglie: non ho il fisico per reggere tutti e due i giorni”). E più di tutto gli pesa la richiesta che la figlia gli fa di correre la corsa campestre insieme ad altri genitori. L’anno scorso si era cimentato ma stavolta proprio non se la sente perciò risponde in maniera evasiva alla bambina e però se ne dispiace quando vede correre lei che dà tutta se stessa nello sforzo atletico. E l’uomo comincia a riflettere sulla propria rinuncia, ne prova vergogna. Ansia, stanchezza, paura: l’uomo non sa bene perché ma non intende partecipare…

Le Leonardiadi è l’ideale overture di questa raccolta di nove “racconti postemingueiani” (come recita il sottotitolo) in cui Antonio Franchini ripropone temi e luoghi cari a Hemingway. La lotta, la pesca, la corrida, da una parte. Il Tagliamento, Caporetto, Cuba, dall’altra. Attraverso un caleidoscopio di immagini nitide (il vuoto lasciato da un amico scomparso, i ricordi di un viaggio di gioventù, la descrizione di un conflitto attraverso luoghi visitati in tempo di pace) l’autore prende per mano il lettore e lo accompagna a guardare nel significato profondo dell’esistenza umana vista come una sfida. Il mistero dell’energia, le ansie e le paure, il senso della vita che passa, gli affetti profondi, la morte: tutte queste tematiche che altrimenti spingerebbero verso l’inevitabile constatazione della corruzione, del decadimento, del fallimento acquistano in questi racconti una luce diversa, quasi redentrice attraverso l’elogio di quel prodigio che è il combattimento. Forse il mistero di ogni uomo si nasconde nel segreto di Aurelio Silva, il vecchio lottatore: “L'attacco ti fa vincere, ma è la difesa che ti fa stare dentro la lotta, come è la capacità di sopportare che ti fa stare dentro la vita”. E qui Franchini conferma una predisposizione antica alla lotta e alle arti marziali già messa in mostra nella curatela delle foto di Piero Pompili scattate in palestra, sul ring e sul tatami e pubblicate in Combat (2006), ma ancora prima esibita in Gladiatori (2005).