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Il verde orizzonte s’infiamma

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Febbraio 1990. Luogo non precisato sul confine tra Austria e Italia. David è un professore americano sui quarant’anni e, appena dopo la caduta del muro di Berlino, decide di passare un anno nel vecchio continente, adesso attraversato dal fervore degli eventi tedeschi. È in montagna sulle Dolomiti, dove andava sempre in vacanza con i suoi genitori quando era piccolo. Sono i giorni del carnevale italiano e David sussulta quando, mentre era accostato a bordo pista, vede sciare un Pierrot Lunaire... Per Alberto quella sarà la sua prima esibizione da direttore d’orchestra. Arriva a Venezia e gli viene mostrata la magnificenza del teatro La Fenice, che lo ospiterà. Vedere di persona quel luogo lo lascia senza parole, così chiama l’amico Peter, che male interpreta il messaggio e si presenta a Venezia. La presenza di Peter sembra infastidire Alberto, che tra una canna e l’altra si strugge per completare l’opera e pensa a Giulia. Da quando lui era a Venezia, lei non lo aveva mai chiamato... Roma. Giulia ha pianto molto, in quella sala del cinema deserta. Quando rientra in casa sente solo il vuoto e la solitudine. Pensa di aver toccato il fondo e decide, immediatamente di fare qualcosa per risollevarsi. Smetterà di chiedersi se Alberto era felice e come sta andando il suo debutto a Venezia e riprenderà in mano la sua vita. Per cominciare decide di chiamare Alice, ma risponde un uomo e l’unica cosa che lei riesce a dire è “Aiutami”. Lui accoglie la richiesta e si presenta a casa sua poco tempo dopo. Il suo nome è David...

Sono nove i racconti che compongono Il verde orizzonte s’infiamma, scritti dalla docente di semiotica Patrizia Magli. Nove racconti, ma tutti collegati dagli stessi personaggi, quasi a formare, alla fine, un romanzo corale. Il primo personaggio che compare, David, è il fil rouge che attraversa tutte le storie e connette tutti i protagonisti. I personaggi sono uomini e donne di circa quaranta anni, tutti alla ricerca di qualcosa (di un padre, di una nuova connessione col marito, di un figlio, dell’identità di una maschera) e tutti cercano di orientarsi nella vita di adulti. Non è un caso se i racconti, infatti, sono ambientati appena dopo la caduta del muro di Berlino, in quanto momento inaugurale di un mondo nuovo, con nuovi punti di riferimento e nuove geografie da esplorare. Il titolo è un omaggio al Pierrot Lunaire di Schönberg, simbolo dell’espressionismo musicale. E così il Pierrot che compare nel libro è l’emblema della vita e dei tormenti dei protagonisti, che vivono a cavallo tra la giovinezza e l’età adulta, la quale necessita di prese di posizione e di responsabilità. Mentre le molteplici storie dei personaggi si scompongono e ricompongono nei diversi racconti, davanti al lettore sembrano risolversi quelle tensioni e quelle relazioni cause di turbamenti e interrogativi. La caratterizzazione dei personaggi è ben marcata, così ognuno riesce a essere facilmente individuato nel gomitolo di relazioni e intrecci che li coinvolgono e li sconvolgono e chi legge non si perde mai nella intricata trama che alla fine lega tutti.