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Il vero cafone

Il vero cafone

Un cafone per tutti i gusti, per tutte le stagioni, per tutte le occasioni. Ad ognuno il suo habitat, la sua peculiarità, il suo indumento preferito, il suo must e il suo credo. Al mare, per strada, in mimetica, in cravatta, scravattato, con i gioielli, ci sono anche cafoni protointelettuali, c’è la cafona cinefila, lo smanioso da talk show, c’è quello solo e quelli in coppia. Ma che cos’è davvero un cafone? Semplicemente un maleducato, il coatto da enciclopedia? Sfortunatamente per il nostro quieto vivere, no. Di fogge di cafoni ce n’è a pacchi, il mondo è letteralmente pieno di specie, categorie interraziali e socialmente trasversali, di fattezze cangianti: le caratteristiche mutano nel lungo periodo, il tempo induce a diventare più clementi con i nostri piccoli grandi (enormi) difetti umani. Il cafone si nasconde in ogni piega, nelle sottili anse di pigrizia dell’intelletto di ognuno, e attenzione a non trovarne uno riflesso nello specchio di casa vostra...

Un po’ per ironia un po’ per necessità, Il vero cafone si pone in dichiarata specularità con un delizioso manuale del 1947, intitolato Il vero signore. Manuale di belle maniere, con la prefazione nientemeno che di Indro Montanelli, il libello di Willy Farnese alias Giovanni Ansaldo dipingeva l’identikit del gentiluomo non tanto da riconoscere, ma a cui quantomeno aspirare. Feltri e Parente, tra il tagliar corto dei giudizi morali che strappano la risata col botto e la mordacità cesellata (forse tratti rispettivi?) si divertono a sparare sentenze e a sparare sulle nostre piccole carenze quotidiane, che a turno inducono a volerci mandare ciclicamente all’altro paese ‒ gli altri a noi e noi a loro ‒ nel grande cerchio della vita. Più ficcanti ‒ o quantomeno più prosaici ‒ alcuni degli aforismi proposti, che possono diventare dei veri mantra che forse ancora per qualche anno saranno insegnamenti validi da seguire per non diventare l’immagine da manuale del cafone. Le tirate un po’ sociopolitiche invece lasciano il tempo che trovano, non tanto per cattivo gusto, quanto per la scarsa originalità, cosa che, diciamolo, fa proprio poco chic. Ma tutto sommato fanno venire dubbi, e con ilarità, il che è un gran bene. A un certo punto sid escrive il cafone che incontra uno scrittore, chissà se in sordina Feltri e Parente si saranno chiesti com’è fatto anche il cafone che scrive.