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Il viaggiatore imprudente

Il viaggiatore imprudente

Francia, maggio 1940, piena Seconda guerra mondiale. Il caporale di scaglione Pierre Saint-Menoux è raggomitolato sotto la paglia di una scuderia per proteggersi dal freddo pungente. Il giovane è responsabile dei diciassette conducenti della compagnia dei mitraglieri e sta ragionando, un po’ preoccupato, su come organizzare l’ultimo dei tanti spostamenti che i Cacciatori dei Pirenei dovranno affrontare nei prossimi giorni. Pierre non è un militare professionista, ma un professore di matematica arruolato nell’esercito per difendere la sua patria, la Francia. Dopo qualche giorno, il convoglio parte per un lungo viaggio sotto la neve incessante che riduce la vista ad una linea di orizzonte infinita senza soluzione di continuità. Il gelo penetra nelle ossa e rende impegnativo anche il movimento più semplice. I giorni passano lenti come i passi di Pierre che, dopo nove lunghissimi giorni di marcia, sente la stanchezza e la solitudine impossessarsi del suo corpo. La mattina del nono giorno, improvvisamente, il ragazzo urta contro qualcosa e quasi perde l’equilibrio. Scoprirà che l’ostacolo è uno dei tre gradini che conducono verso una cavità che abbraccia la porta d’ingresso di un’abitazione. Per il giovane i tre gradini appaiono come un portento, un rifugio temporaneo al riparo dalla neve e dal vento ed è felice come un bambino. Pierre si siede e respira profondamente, vuole godere ogni secondo di questa breve tregua. A un tratto, però, viene distolto dall’effimera pace. La porta si apre e una ragazza con bellissimi capelli lunghi e grandi occhi neri gli si presenta dinanzi. Pierre si alza di scatto e si scosta, ma la donna gli sorride e, senza esitare, gli fa segno di entrare nel calore rassicurante della sua dimora. Saint-Menoux, incredulo, la segue e lei lo conduce in soggiorno, dove lo accoglie un uomo anziano e corpulento, seduto vicino al caminetto su una sedia a rotelle che gli dice con entusiasmo: “Entra pure Pierre, ti stavamo aspettando e finalmente sei arrivato”. Pierre è perplesso e col corpo irrigidito dall’imbarazzo rimane in piedi davanti all’infermo, fissandolo sbigottito. Lui non conosce queste persone, non le ha mai viste in vita sua, ma loro, al contrario, lo hanno chiamato per nome e la gioia nei loro occhi dimostra quanto siano felici di ospitarlo... È il 21 febbraio del 1942 e a Parigi è appena finita la guerra, lasciando dietro di sé strascichi di dolore, distruzione e morte. Pierre Saint Menoux si è appena svegliato e ripensa al sangue versato fino a qualche giorno prima. Ma il giovane ha come la sensazione che tutta quella sofferenza lo abbia solo sfiorato senza mai coinvolgerlo. Gli sembra un sogno. Il ricordo di Pierre è appannato perché lui, nella realtà, questa guerra sanguinosa non l’ha mai vissuta. Non ha combattuto in quel tragico 10 maggio del 1940, quando i tedeschi, dopo aver attaccato i Paesi Bassi e il Belgio, si erano diretti in Francia. Dal giorno in cui ha varcato la soglia della casa di Noël Essaillon la sua vita era stata deviata su una brutta china...

Un uomo di piccola statura e “l’incarnato giallastro”, osserva pensieroso l’orizzonte e riflette attentamente sulle prossime mosse da compiere. Indossa una marsina blu, calzoni bianchi e scruta attentamente i suoi artiglieri. È il 12 luglio del 1793 e a Tolone sta per combattersi una battaglia arcinota, molto importante per l’umanità. La Francia della rivoluzione e dell’espansionismo ideologico si oppone ai regimi autarchici di gran parte dei restanti Paesi Europei, sostenitori dell’Antico Regime. Tra le guerre rivoluzionarie compiute dai francesi nel periodo compreso tra il 1792 e 1802, secondo lo scrittore, sceneggiatore e giornalista francese René Barjavel, la battaglia di Tolone è stata un punto focale, rispetto agli avvenimenti che incideranno sul futuro dell’umanità. Il viaggiatore imprudente del titolo, Pierre Saint Menoux, è un giovane e piacente ragazzo, incaricato da un importante scienziato, Noël Esaillon, di realizzare un esperimento molto particolare, rivolto all’uomo del futuro (onde evitargli il destino nefasto di un passato di conflitti bellici): quello di viaggiare nel tempo. Pierre entra nel futuro dell’anno 2052, già descritto nel romanzo Sfacelo (1942) per osservare come spettatore invisibile la fine del mondo. Presto si accorgerà che, successivamente al disastro, l’uomo riuscirà comunque ad adattarsi alla nuova realtà. Ma il viaggio nel futuro mostra a Pierre anche altro profondo dolore ed egli decide di tornare molto più indietro nel tempo per ripercorrere la storia e ottenere il suo ribaltamento. È proprio in occasione di questo viaggio temporale nel passato che nasce il “paradosso del nonno”, di cui Barjavel è l’inventore e, secondo la logica dell’assurdo, una figura del futuro non potrebbe mai uccidere un proprio antenato per il fatto che non esisterebbe. Lo scrittore francese insinua nell’incauto Pierre Saint Menoux il dubbio Amletico e mette in evidenza la possibilità dell’impossibilità. Proprio questo paradosso, ampiamente utilizzato nella letteratura e nel cinema, non consente, dunque, di mettere la parola fine di questo magnifico romanzo di fantascienza. Pubblicato inizialmente sulla rivista “Je suis partout” nel 1943 e qualche anno dopo in volume, in un periodo in cui la fantascienza in Francia veniva considerata paraletteratura, ha ottenuto ciò nonostante, un grande successo di pubblico. Questo romanzo è ambientato nel periodo della seconda guerra mondiale, che ha profondamente segnato lo scrittore francese, tanto da fargli desiderare, in qualche modo, attraverso la potenza della letteratura, di porre argine alla disumanità umana. René Barjavel inizia la sua poliedrica carriera come giornalista nel 1929. Nel 1935 conosce lo “scopritore di talenti” Robert Danoël, che dà una svolta alla sua carriera. Persona colta e raffinata, dalle visioni, utopistiche che, diventano la forza motrice di un ottimo temperamento cinematografico, lo stesso che conferisce alle sue opere letterarie un forte impatto emozionale e visivo. Anche Il viaggiatore imprudente è un romanzo visionario in cui, con una scrittura fluida e particolareggiata, egli tratteggia uno dei più grandi desideri che da sempre l’uomo ha: quello di viaggiare nel tempo. Con una commistione tra diversi generi letterari, sulla base fantastica o favolistica come egli voleva definire i suoi scritti, si mescolano in modo armonioso e coinvolgente note thriller, romance e riflessioni filosofiche. René Barjavel scrive con eleganza e raffinatezza e ancora oggi, dopo circa ottant’anni dalla stesura dei suoi romanzi, riesce ad essere contemporaneo e allo stesso tempo visionario. Egli trasporta il lettore in un viaggio fantastico regalandogli un turbinio di emozioni belle e indimenticabili.