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Il viaggiatore incantato

Il viaggiatore incantato

Alcuni viaggiatori si trovano a navigare sul lago di Ladoga, uno dei posti più noiosi che si possano trovare in tutta la Russia. Un luogo così noioso che, invece di inviare i deportati in luoghi lontani, tanto varrebbe di inviarli in questo posto, invece di sprecare tanti soldi. La ragione è chiara: non esiste una peggiore punizione di trovarsi in queste località così prive di interesse. Per passare il tempo i passeggeri parlano di un seminarista che si sarebbe tolto la vita in quel monastero proprio per via della noia mortale e di come questo crimine sia senza perdono. Anche pregare per un suicida sarebbe non solo inutile, ma anche proibito. In quel momento interviene un monaco dall’aspetto imponente, simile a uno degli eroi delle antiche leggende russe. Fljagin, questo il suo nome, rivela che in effetti vi sono delle circostanze in cui è possibile pregare per un suicida e c’è una persona che può intercedere per loro: lo stesso Filaret, metropolita del monastero di Ladoga. I compagni di viaggio, intrigati da questo personaggio straordinario, vogliono sapere chi sia, pur avendo riconosciuto che potrebbe trattarsi di un monaco. Fljagin in passato è stato un “conosser”, un esperto di cavalli, in grado di scegliere l’animale giusto per la funzione giusta e per la persona giusta. Ancora più intrigati, gli altri passeggeri gli chiedono di raccontare la storia della sua vita, ed è allora che inizia il racconto vero e proprio del viaggiatore incantato…

Appena si entra nel vivo della storia di Fljagin si capisce subito di trovarsi nel territorio della fiaba. La stessa premessa è tipica di questo genere letterario: il protagonista provoca la morte di un monaco che non ha fatto in tempo a pentirsi. In un sogno rivelatore, la vittima dice a Fljagin che la sua vita è stata promessa a Dio e dovrà andare in monastero. Particolare ancora più incredibile, non potrà morire fino alla realizzazione di questa promessa. La parte più interessante del Viaggiatore incantato è il suo stile, reso in russo dalla parola “skaz”. Strettamente collegato al verbo “skazat’”, raccontare, riporta il lettore all’aspetto primordiale dell’esperienza di vita riportata da un abile intrattenitore. Neppure la veridicità della favola è importante, quello che conta è il piacere di ascoltare e lasciarsi andare al flusso delle parole di Fljagin. La sua storia è peraltro piena di colpi di scena, in un genere che ricorda il picaresco, con situazioni estreme e personaggi straordinari: nobili decaduti, tatari dagli usi incomprensibili, zigane affascinanti e mercanti di ogni genere. Il viaggiatore attraversa ogni situazione con un atteggiamento tra lo stupore e la voglia di continuare a piegare le regole di quel grande gioco che è la vita.