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Il viaggio di Dante

Il viaggio di Dante Storia illustrata della Commedia

È la primavera del 1300, Dante Alighieri ha trentacinque anni. Immagina di essersi smarrito di notte in una “selva oscura”. Sogno? Realtà? Una visione mistica? Dante non lo sa, e ha paura. C’è poco distante un colle illuminato dai raggi del sole che sorge, lui decide di risalire quel pendio, sicuro della salvezza, ma a sbarragli la strada appaiono tre belve feroci una dopo l’altra: un leopardo (o è forse una pantera?), un leone e una lupa. Terrorizzato, Dante riscende precipitosamente dal pendio, si ritrova ancora nel bosco buio e si sente perduto. All’improvviso gli appare “una sorta di fantasma in sembianze umane” a cui Alighieri chiede pietà. Stupefatto, scopre che si tratta dell’anima del grande poeta latino Virgilio, che ammira più di ogni altro. Dopo essersi presentato, Virgilio – o meglio la sua anima – rimprovera affettuosamente Dante per essere subito scappato di fronte alle tre belve poco prima, e lo avverte che quindi per tornare alla vita di tutti i giorni egli dovrà affrontare un viaggio ben diverso, lungo e pericoloso. È necessario, addirittura, che lui attraversi l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso. Per i primi due regni ultraterreni sarà proprio Virgilio a fargli da guida, mentre un’anima “più degna di lui”, che non può entrare in paradiso in quanto pagano, lo guiderà nell’ultimo tratto del suo incredibile viaggio. Dante è attonito, si sente inadeguato e spaventato, ma Virgilio lo rassicura: c’è una “regia dall’alto” in questa sua incredibile esperienza, il loro incontro in quel luogo tenebroso non è casuale. Virgilio sta eseguendo infatti gli ordini dell’anima di Beatrice, la donna amata da Dante durante la sua giovinezza fiorentina, “salita in cielo giovanissima”, a sua volta incaricata di quella missione da Santa Lucia – alla quale Dante da sempre è molto devoto – e addirittura da Maria Vergine. A questo punto Dante non può certo tirarsi indietro e decide di affrontare il viaggio con rinnovata volontà e coraggio. I due viaggiatori arrivano dunque davanti alla porta dell’Inferno, sulla quale si legge una scritta minacciosa: “Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate”. Alighieri sente di nuovo il terrore riempirgli il cuore…

In occasione del settecentocinquantesimo anniversario della nascita di Dante Alighieri, Carocci ripropone un interessante testo del 2015 a cura di Emilio Pasquini, filologo tra i più illustri scomparso purtroppo nel 2020, professore emerito presso l’Alma Mater Studiorum - Università degli Studi di Bologna, Visiting Professor nelle Università di Perth (1974), Los Angeles UCLA (1986), Montreal (1988), Yale a New Haven (1990), Oxford (2001). Allievo di Raffaele Spongano, Umberto Bosco e Gianfranco Contini, Pasquini è stato fra i maggiori studiosi italiani di Dante, collaboratore dell’Enciclopedia dantesca. Egli stesso parlava di questo Il viaggio di Dante in questi termini: “Ho varato un’iniziativa dantesca di taglio decisamente popolare, un racconto del viaggio di Dante canto per canto (dunque per 100 canti-capitoli), attento agli eventi di fondo e alle parole decisive, in una prosa semplice che però include qualche tratto significativo del testo originale, debitamente spiegato, a costituire una mini-antologia delle terzine dantesche. Non solo, ma a questa sorta di film on the road ho voluto accompagnare un sistema di illustrazioni, coevo al testo (che è quello della generazione dei figli di Dante), che corrispondesse alla natura profonda, di ‘libro illustrato’ o ‘illustrabile’, riconosciuta alla Commedia da Gianfranco Contini e da altri, nella sua scia, nel segno di una popolarità costituzionale”. Le illustrazioni scelte da Pasquini e riprootte a colori nel volume Carocci sono miniature tratte dal manoscritto della Divina Commedia denominato Holkham 514 misc. 48 e conservato nella Bodeian Library di Oxford. “Nessun codice miniato è apparso così idoneo a rendere il ritmo stesso del viaggio e l’aura di questa suprema avventura oltremondana”, spiegava ancora Pasquini. Il codice Holkham 514 misc. 48, databile verso i primi anni Quaranta del secolo XIV, una delle più antiche illustrazioni del poema dantesco, è di provenienza controversa, ma per il grande studioso Mario Rotili non vi sono dubbi sull’origine napoletana del manufatto, anche in assenza di perentori indizi linguistici. Il viaggio di Dante, per sua natura, è riservato al pubblico generalista, rigorosamente non addetto ai lavori, ed è una sorta di “abstract” del capolavoro dantesco, impreziosito dalle riproduzioni delle miniature, alcune davvero mirabili. “Lo scopo è naturalmente quello di suscitare la curiosità di accedere all’originale: quel testo “popolare” di cui parlava Contini, capace di offrire a tutti, a livelli diversi, emozioni e conoscenze”.