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Il viaggio di Vivi

Il viaggio di Vivi

Viviana è seduta in treno con accanto una borsa viola regalatale da Emma, in quella borsa ha stipato i quaderni che in tutti questi anni ha riempito con le sue riflessioni. Sta valutando cosa debba essere salvato dei suoi cinquant’anni, considerato che ritiene di essere nata sotto un astro malvagio che l’ha portata a soffrire di depressione maggiore. In quei quaderni c’è una parte di lei che deve rimanere solo sua, è convinta che non interesserebbe a nessuno e che le persone che l’amano sono già al corrente di tutto ciò che riguarda la sua vita. Ne prende uno in pelle che le ha regalato Luca anni prima nel quale ha raccolto i pensieri di una giovane donna. Apre una pagina a caso e ci trova fogli sparsi e una cartolina spedita da Juan, uno degli uomini cileni con il quale la madre ha avuto una relazione, uno dei tanti ai quali aveva dato anche una mano poiché rifugiati politici. Nella stessa busta trova uno scritto che il padre aveva indirizzato alla madre e i suoi ricordi si fermano su questa figura e sul tempo passato insieme a San Francisco, quando lui, ormai malato, le aveva fatto scoprire di avere la sua stessa passione per la musica. Ma le pagine vere sono quelle scritte da lei quando aveva meno di quarant’anni, pagine ricche di sofferenza, perdite, tradimenti, lutti. È giusto tornare a ricordare quei fatti o sarebbe meglio lasciarsi il passato alle spalle? Del resto cosa ha da fare di meglio in questo lungo viaggio che la sta portando in Svizzera?

Laura Massera, editor feelance e collaboratrice esterna della testata culturale “L’altro Femminile. Donne oltre il consueto” nonché fondatrice del gruppo Facebook “I Parolanti”, che ospita scritti anche di esordienti che si cimentano con la scrittura, dopo Borderline. Peccatori senza colpa, uscito nel 2022 per Bré Edizioni, si cimenta in questo nuovo scritto con temi molto densi quali la depressione e il fine vita. Durante un lungo viaggio in treno, che diventa metafora di un altro tipo di viaggio, treno che la sta portando in Svizzera dove praticherà il suicidio assistito, la protagonista con l’aiuto dei suoi diari, si concede un lungo cammino all’interno di sé, ripercorrendo in maniera dettagliata i momenti difficili della sua vita. Il romanzo è articolato come un diario e ogni storia ricordata è accompagnata da una canzone che ascoltava mentre scriveva. Nel diario prendono vita le persone che sono state importanti e decisive per lei, quasi come in un flusso di coscienza. La storia di facile lettura ad un certo punto manca, a mio parere, l’occasione di focalizzare l’attenzione del lettore sui due grandi temi che vengono purtroppo appena tratteggiati. Ma forse l’intenzione dell’autrice era proprio questa.