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Il volo dell’occasione

Il volo dell’occasione

Durante un’asta, sono tante le persone che si possono incontrare: collezionisti, rigattieri, semplici curiosi e persone che in quelle aste hanno perso tutto. Ed è proprio durante una di quelle – precisamente nella sala 7 dell’Hotels des Ventes di rue Drouot – che per la prima volta ha notato Renant. Sedutogli accanto, appariva come un signore distinto con un problema di forfora e di cattivo odore che leggeva svogliatamente un giornale. In quell’occasione si era animato solo per aggiudicarsi un orologio da art déco, per la modica cifra di undicimila franchi. Un orologio peraltro non particolarmente raffinato, anzi. Lo ricorda ancora proprio per la sua bruttezza: un quadrante ovale, laccato di bianco, con i numeri e la cornice in ottone. Le lancette ferme sulle 12, segno del suo non funzionamento, così pure la data riportata, bloccata inesorabilmente al 18 marzo 1948. A coronare le fattezze di dubbio gusto dell’oggetto, una ballerina in bronzo a contrasto sul verde alabastro del corpo dell’orologio. Una conquista che aveva animato Renant, regalandogli lo sguardo di chi ha appena concluso l’affare della sua vita. Una gioia quasi primordiale che gli ha fatto rimanere impresso quello strano individuo e quindi gli ha permesso di riconoscerlo quando, qualche mese più tardi, lo ha incrociato ad acquistare lo stesso orologio. Questa volta non ad un’asta, ma da un rigattiere. A Marché aux Pruces, per la stessa cifra: undicimila franchi, per un orologio che sembra esser – ancora una volta – “un’occasione perfetta: riprendersi parte del passato che, chissà come e perché, aveva perso”…

“Li conosco quei tipi, quelli che vanno in cerca del passato. […] Innamorati del passato, vorrebbero tornare a quei tempi felici. Illusi. Non sanno che nulla è ripetibili, nulla ritorna. Perdiamo tutto, né ripossedere qualcosa che abbiamo amato ci restituisce il tempo in cui abbiamo amato”. A trent’anni dalla sua prima pubblicazione (avvenuta nel 1994 per Longanesi) e dopo la riedizione del 2004 per Fazi, torna nella collana Fondanti di TerraRossa Edizioni Il volo dell’Occasione, primo libro di una trilogia dedicata al sovrannaturale mai terminata (il progetto si è bloccato con la pubblicazione del secondo volume, dedicato ai licantropi, Cacciatori di notte). Protagonisti del romanzo - nato “come una scommessa, una rivincita per quello che ritenevo un torto” - sono Renant, Blanche - femme fatale - e Altay, che costituiscono un triangolo amoroso nel quale il protagonista tenta disperatamente di entrare. Non è un caso che la voce narrante di questo romanzo, che a buon diritto si può definire un noir, resti senza nome: un modo per permettere una immedesimazione ancora più completa, lasciando anche al lettore l’illusione di poter afferrare al volo quell’occasione ormai perduta e che appartiene al passato. Il tempo che scorre inesorabile è la cifra della narrazione, in una spirale costante che sembra ripetersi sempre allo stesso modo ma che non è mai uguale a sé stessa, neanche per i fantasmi. Parigi è lo sfondo ideale per questa storia velata di nostalgia che, come in un gioco di scatole cinesi, è in grado di svelare sempre qualcosa di altro da quello che sembra. “Non ci si conosce mai abbastanza. Mai abbastanza a fondo. Nel fondo dell’animo. Non siamo mai sinceri. Persino con noi stessi”.