Salta al contenuto principale

Il vuoto intorno

Il vuoto intorno
Achille nasce solo, solo con il corpo: la sua anima è rimasta da qualche parte incastrata chissà dove. Se lo ricorda bene. Suo padre Aldo è all’estero e lo vedrà per la prima volta solo una settimana dopo. Sì, suo padre, la persona che dovrebbe dare l’esempio, garantire protezione, un avvocato, assente per tutta la vita, un infedele senza scrupoli, un dongiovanni affabulatore. Sua madre, una donna longilinea, elegante, dalle lunghe gambe, la pelle d’avorio, avvelenata dai continui tradimenti del marito, diventerà alcolizzata. L’infanzia di Achille un’odissea tra dolore e rifiuto, tra dolcezza e violenza, profumo di panni stesi e odore di vomito. Gli odori diventano così presenze invisibili che lo guidano, lo rassicurano, lo spaventano, lo turbano. Per questo motivo il suo inconscio lo guiderà alla ricerca dei profumi che, entrando dentro di lui, lo fanno stare meglio. Achille fissa gli oggetti, cerca un contatto con loro, li respira e questa sua mania diventa tanto più forte quando la vita si incattivisce con lui. La morte della madre, la notizia di avere un figlio affetto dalla sindrome di Down, la precoce scomparsa della donna che ha amato, la miseria materiale e morale in cui lei era costretta a vivere punteggiano la sua vita. Una vita quella di Achille che altro non è che una spirale verso il basso alla ricerca del male, dell’autodistruzione che passa attraverso la prostituzione e la mortificazione del corpo e dello spirito. Una vita che ha bisogno di toccare il punto più basso prima di trovare la forza di ricominciare…
Scrivendo una lunghissima lettera rivolta al figlio Ettore, Achille ripercorre la sua vita. La racconta senza sconti per nessuno, la rilegge con spietata crudezza riportando a galla un passato doloroso e spietato. Un romanzo intenso, questo esordio narrativo di Claudio Volpe: scritto in un italiano ricco, alle volte un po’ ridondante; una storia dolorosa portata sulle pagine da un giovane autore poco più che ventenne. Un libro di miserie, di vuoti interiori ed esteriori, di mancanze materiali e assenze morali. Un esordio che come tanti esordi porta con sé luci e ombre. Buon uso della parola scritta, ma bulimia nell’utilizzo di termini ridondanti e desueti che non aggiungono niente alla storia in bilico tra narcisismo e autocompiacimento nella scrittura. Temi importanti, ma fin troppo percorsi, e sui quali è semplice incontrare il favore del lettore. Da segnalare la prefazione di Dacia Maraini.