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Immemòriam - I cimiteri e le storie che li abitano

Immemòriam - I cimiteri e le storie che li abitano

Sapevate che a Napoli oltre al più famoso cimitero delle Fontanelle c’è anche quello “delle 366 fosse” dove i defunti sono sepolti in una buca differente a seconda del giorno in cui sono morti? E che Garibaldi voleva essere cremato ma gli fu impedito, almeno all’inizio, perché il governo italiano voleva mostrare la sua salma come monumento? Sapevate che alcune delle mummie meglio conservate del mondo non si trovano al Cairo né al museo Egizio di Torino, ma in una cripta a Palermo? Sapevate che esistono cimiteri monumentali, con tombe riccamente decorate e statue imponenti che raffigurano i defunti nelle attività che li hanno resi famosi (come Gina X, nel Monumentale di Milano) ma anche cimiteri dove non c’è nemmeno una croce e i morti sono indicati solo da un numero (come nel terreno vicino all’ex-manicomio di Volterra)? Entrare in un cimitero può rappresentare cose diverse per ognuno di noi e ognuno ha una sua personale idea di come dovrebbero essere ricordati i defunti: senza scendere nel dettaglio delle differenze religiose, anche la differenza tra memoria privata e memoria pubblica può essere molto ampia, come mostra il caso del cimitero dedicato alle vittime del Vajont. E anche le storie che per noi fanno purtroppo parte della tradizione nazionale, come la strage alla stazione di Bologna, possono avere ancora qualcosa da raccontare, come la presenza tra le vittime di due giovani stranieri che in quel momento si trovavano in vacanza in Italia…

Giulia Depentor, già conosciuta come autrice dei podcast Microfilm e Camposanto (l’argomento di questo secondo è facile da indovinare) attraversa l’Italia da Nord a Sud, con una piccola puntata anche in Inghilterra, alla ricerca dei luoghi e delle storie più curiose riguardo alle sepolture, cercando un filo rosso per collegare tra loro i tanti modi di intendere l’eterno riposo per chi non è più tra noi. Nelle sue scoperte cercherà anche di immaginarsi la quotidianità delle persone sepolte, provando a figurarseli vivi e vegeti, in un atto mentale che, è proprio il caso di dirlo, ci restituisce alla vita quelle persone. In questa guida di viaggio atipica l’autrice racconta i cimiteri con un linguaggio semplice ma che sa farsi a volte molto emotivo, quando tocca i temi universali evocati dalle storie raccontate sulle tombe. Ad accompagnare i suoi reportage, una serie di illustrazioni dedicate ad ogni cimitero e ai monumenti più famosi, per aiutare meglio a immaginarsi le scene. Questa parte poteva forse essere migliorata un po’, con delle figure più dettagliate o magari delle foto, per rendere meglio l’idea di ciò che l’autrice vede. Nonostante questo, il libro funziona bene anche così, le descrizioni sono semplici ma precise e l’autrice riesce a trasmettere l’emozione che ha provato nelle sue visite e a rendere partecipi i lettori delle storie di vita che si possono scoprire nelle tombe.