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Immortali

Immortali

“In Italia c’è sempre più mafia e sempre meno mafiosi”. Dove si nascondono? Quale maschera si è messa la mafia? Come si riconosce? Cos’è diventata? Sta sicuramente vivendo una storia di ritorno al passato. Oramai sono trascorsi quasi trent’anni dalle stragi e la Sicilia ha un aspetto felice da cartolina. Palermo però è tornata Palermo e sono tornati a comandare i vecchi padroni che concedono udienza come i pascià sui divani damascati del Grand Hotel et des Palmes. Si dice che lo Stato abbia vinto e che quindi non si spara più. Non ce n’è più bisogno. Tutte le colpe sono state attribuite ai vari Totò Riina, Bernardo Provenzano, Leoluca Bagarella e i resti di quella cosca priva di quarti di nobiltà mafiosa. Nessun altro sopra o insieme, gli attentati dell’estate 1992 addossati solo e soltanto a loro. Una fiaba rassicurante con i buoni vincitori e i cattivi sconfitti, il bianco e il nero e in mezzo il nulla che scagiona tutti, favoreggiatori e indifferenti. L’ultimo dei cattivi, Matteo Messina Denaro, è stato preso il gennaio del 2023. Un mafioso quasi morto di una mafia già morta. Con lui se n’è andato il mito di un sistema criminale che voleva far inginocchiare lo Stato ai suoi piedi. Ma per una mafia che se ne va ce n’è sempre una che viene. Una mafia che si è riappropriata del suo Dna, della sua vera natura, facendo semplicemente ciò che aveva sempre fatto prima dei suoi delitti eccellenti: accumulare ricchezza con la politica e la pubblica amministrazione, corrompere, infiltrarsi nei gangli istituzionali, truccare appalti, chiedere e offrire protezione, trattare con gli apparati, aggiustare processi, controllare i territori, condizionare i mercati legali, intimidire, intossicare, ricattare. La mafia è tornata mafia…

Attilio Bolzoni è un giornalista tra i massimi esperti del fenomeno mafioso che ha iniziato la sua carriera al quotidiano “L’Ora” di Palermo. Per quarant’anni è stato inviato speciale a “la Repubblica” mentre oggi scrive per “Domani”. Ha scritto negli anni passati testi importantissimi su Cosa Nostra e in questo saggio fondamentale ci racconta il mutamento di pelle di Cosa Nostra che, paradossalmente, per sopravvivere è stata costretta a tornare alle sue origini. Sconfitti i boss più importanti, sono rimasti liberi e incensurati solamente i fiancheggiatori. Una subdola rete di borghesia mafiosa composta da imprenditori, da commercialisti, avvocati, notai, da amministratori locali e alti burocrati, da broker, negoziatori, da esperti del lavaggio del denaro o di architetture finanziarie per nasconderlo che ha raccolto l’intera eredità criminale di Cosa Nostra. È la cosiddetta “mafia degli incensurati” che Bolzoni indaga e smaschera con grande perizia e coraggio. Sullo sfondo un’Italia che, come sempre, ha perso la memoria ed è incapace di riconoscere un fenomeno criminale etereo. Una mafia che non fa più notizia né rumore come in passato ma che si è ripresa tutto il potere di un tempo.