21 luglio 1865, arcipelago della Maddalena, Sardegna. Durante la festa patronale che raduna l’intera comunità dell’arcipelago, Michelino Falcioni detto Bambulla lascia una bettola del porto e si fa largo tra la folla festante. Le vie sono addobbate, le bancarelle affollate, il falò pronto a bruciare il vecchio gozzo secondo la tradizione. Dopo aver attraversato vicoli maleodoranti e urtato passanti, si dirige verso il rione Capanneddi, dove abita Iside, una prostituta di cui è invaghito. Giunto davanti alla casa, bussa più volte senza ottenere risposta. Temendo il peggio, aggira l’edificio, si arrampica fino a una finestra sul retro e forza le imposte. All’interno avverte un odore acre. Vede il letto disfatto, poi alza lo sguardo e scopre Iside impiccata a una trave del soffitto. La donna è morta. Bambulla lancia un grido disperato. Intanto, in piazza, il maresciallo Bachisio Tanchis sorveglia i festeggiamenti. Le celebrazioni, con fuochi e giochi popolari, gli accendono i ricordi d’infanzia, ma anche una certa inquietudine, maturata negli anni di servizio contro il banditismo. Il maresciallo nota tra la folla una giovane donna bruna e provocatoria, che sfida alcuni ragazzi a un gioco di abilità. Quando uno di loro tenta di baciarla con la forza, lei si difende colpendolo. Tanchis interviene per sedare la rissa. La ragazza, proveniente da Caprera, si mostra dapprima sprezzante verso l’autorità, ma subito dopo si avvicina al maresciallo con tono più conciliante. Poco più tardi, Daniel Roberts, ex ufficiale della Royal Navy ritiratosi sull’isola da anni, partecipa ai festeggiamenti. Quando la folla festante inizia a disperdersi, Bambulla, sconvolto e in lacrime, si rivolge a Roberts e gli racconta di Iside. Il maresciallo Tanchis, a sua volta informato da Roberts, entra nella casa di Iside con i carabinieri. Il cadavere è ancora appeso alla trave. La stanza è modesta e ordinata. Sul comodino trovano un mazzo di fiori e un foglietto con poche parole: “Voglio farla finita.” La donna viene identificata come la prostituta Madau Gavina detta Iside. In attesa del medico, Tanchis dispone di lasciare tutto sigillato fino al mattino, ritenendo il suicidio evidente…

Nel secondo capitolo di una serie cominciata con La processione dei fantasmi, Gianluca Lioni conduce il lettore nella Sardegna di metà Ottocento, in un momento in cui il neonato Regno d’Italia è ancora fragile e l’arcipelago della Maddalena è tutt’altro che un angolo sonnolento di periferia. Tra celebrazioni religiose, fuochi d’artificio e bancarelle, la festa patronale del 1865 viene spezzata dal ritrovamento del corpo di Gavina Madau, detta Iside, prostituta conosciuta da tutti. Nelle stesse ore sparisce anche Enea, vetturino che attendeva un pagamento consistente. Due eventi che, inizialmente scollegati, aprono uno scenario ben più complesso di quanto appaia. Il maresciallo dei Carabinieri Reali Bachisio Tanchis, convinto di aver trovato alla Maddalena una sede tranquilla dopo gli anni durissimi della lotta al banditismo, si trova nuovamente immerso in un’indagine intricata. Quello che per molti è un suicidio da archiviare in fretta — perché la vittima è “solo” una prostituta — presenta fin da subito elementi che non tornano. Attorno alla morte di Iside si muovono interessi, silenzi e reticenze che raccontano un’isola meno innocente di quanto sembri. Ad affiancarlo c’è Daniel Roberts, ex ufficiale della marina britannica, spirito curioso e mente analitica. La collaborazione tra i due conduce l’indagine oltre i confini della Maddalena, in un itinerario che tocca Caprera, Tavolara, i fari battuti dal vento e una comunità popolata da figure ambigue: aristocratici, militari, contrabbandieri, personaggi legati a doppio filo alle tensioni politiche del tempo. La presenza di Giuseppe Garibaldi, ritirato a Caprera, aggiunge ulteriore spessore storico al racconto. Non è soltanto un cameo prestigioso, ma un elemento che ricorda quanto l’arcipelago fosse, in quegli anni, un crocevia di uomini e idee, tra ideali risorgimentali e trame meno nobili. Lioni intreccia abilmente personaggi realmente esistiti e figure di fantasia, creando un equilibrio credibile e coinvolgente. Il tema della dignità della vittima attraversa tutta la vicenda. In un contesto dove le chiacchiere delle comari minimizzano e il potere preferirebbe una soluzione rapida, Tanchis sceglie di non voltarsi dall’altra parte. La sua ostinazione nasce da un senso profondo di giustizia e da una compassione silenziosa verso chi, come Iside, non ha voce. Un giallo storico ben costruito, capace di coniugare mistero, ricostruzione d’epoca e atmosfera. Un romanzo che invita a perdersi tra scogli, mare e segreti, e che conferma la solidità di una serie ambientata in un angolo di Sardegna tanto affascinante quanto inquieto.