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InFame

InFame

Ambra Angiolini è un’attrice, un volto noto del mondo dello spettacolo italiano, ma nessuno sa che dentro di sé alberga Elettra, o più semplicemente Lei. Elettra è il disturbo alimentare, è il fuoco che le divampa costantemente dentro e fa terra bruciata tutto intorno: in una sola parola, Elettra è la bulimia con cui la donna convive fin da giovanissima. C’è chi non ne ha idea, c’è chi lo sa e sussurra modi in cui vorrebbe aiutarla ma, alla fine di ogni giornata, ci sono solo Ambra e la sua fame insaziabile, il suo bisogno disperato di dire “ancora”. È una lotta continua in cui la protagonista cade spesso al tappeto, vinta dalla sua stessa mania. A tratti Lei dorme, rimane silente, ma non scompare mai, portando Ambra a una danza sadica, fatta di conati, dita in gola e il suo riflesso – ora gonfio, ora no – nell’acqua del water. In alcuni periodi particolarmente tesi, non si riesce più a capire dove finisca Elettra e dove inizi Ambra: un confine labile, quasi invisibile, quasi una corda da saltare finché inesorabilmente non inciampa. La storia di un disturbo di cui nessuno parla, spesso erroneamente associato a un eccesso di vanità, alla voglia di essere bella a tutti i costi. Una discesa agli inferi senza mezzi termini, un biglietto di sola andata verso l’autodistruzione, in compagnia del lato oscuro, finalmente svelato, di una stella del cinema e della televisione…

È sempre difficile far pace coi propri mostri e metterli nero su bianco, alla mercé del giudizio altrui, soprattutto quando il pubblico ti conosce già. Se si pensa all’autrice, all’italiano medio vengono in mente l’Ambra giovanissima di Non è la rai e di quel Sanremo del 1994 in cui, con un sorriso grande, faceva ballare gli italiani sulle note di T’appartengo. Ambra è, nell’immaginario comune, sinonimo di talento, spensieratezza e di quell’autoironia che caratterizza sempre i suoi personaggi nei film. Ed è proprio per questo che il suo esordio d’autrice è così meritevole: perché ci vuole veramente tanta forza per calare la maschera e mostrare demoni celati per anni. Lo stile della Angiolini è schietto, sempre diretto, senza mai troppi fronzoli e funziona proprio per questo, perché la bulimia è ferocia, aggressività, eccesso. È implodere ed esplodere, senza mai un momento di tregua. Il lettore a volte vorrebbe quasi distogliere lo sguardo, perché fa male leggere la sua esperienza con le abbuffate, il desiderio di scoppiare e, così, smettere una volta per tutte di soffrire e di sentirsi fuori posto. Perché, come sostiene lei stessa, la bulimia la rende paragonabile a una tossica, tanto desiderosa di voltare pagina quanto incapace di lasciarsi Elettra alle spalle. In sostanza, InFame è una storia cruda, in cui è impossibile girarsi dall’altra parte senza provare un po’ di tenerezza verso quella donna ferita, distrutta e bombardata verso l’interno dalle sue stesse dita. Un romanzo intenso, difficile, da una penna molto promettente, che riesce a trattare un disturbo tanto complesso senza mai scadere nella banalità.