Intervista ad Ade Zeno

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Ade Zeno è nato a Torino nel 1979. Lavora come cerimoniere presso il Tempio Crematorio di Torino, ma è anche scrittore, drammaturgo e fondatore della rivista letteraria “Atti impuri”. Col suo sguardo disincantato, che a qualcuno potrebbe sembrare cinico, Zeno riesce a scandagliare gli angoli più riposti dell’animo umano. Nonostante i tempi duri che tutti noi stiamo vivendo, noi di Mangialibri siamo riusciti a contattarlo per porgli alcune domande sul suo ultimo libro e lui è stato così gentile da risponderci con tempestività.




Nel tuo L’incanto del pesce luna l’amore di Gonzalo per Inés è l’amore incommensurabile di un padre che è disposto a sacrificare la propria umanità per mantenere viva la speranza in un futuro risveglio della figlia. Gonzalo appare quasi sdoppiato tra la figura di padre amorevole e quella di freddo carnefice: queste due figure sono opposte o complementari tra loro? O forse formano un tutto impossibile da districare?
Nessuno di noi è abitato da un’unica anima, le spinte che ci governano dal profondo sono moltissime, spesso in contrasto fra loro. Il punto non è sapere se certi lati più o meno oscuri della nostra essenza esistano, ma essere consapevoli di quanto condizionino i nostri pensieri, le nostre azioni. Per circa tre quarti della storia Gonzalo agisce nella convinzione di essere nel giusto, e noi camminiamo al suo fianco, sedotti dall’intramontabile e illusoria legge secondo cui l’amore vince sempre e giustifica tutto. Però quando a un certo punto si accorge del mostro che è in lui, entra in crisi, così anche noi non sappiamo più bene da che parte stare. Meglio diffidare di chi ci offre una visione troppo netta di ciò che è bene e ciò che è male. Per quanto mi riguarda, comunque, tendo sempre a stare dalla parte dello sconfitto. Uno come Gonzalo, per capirci. In fondo lui è come me, lo odio e gli voglio bene allo stesso tempo.

Nella resa dei conti finale tra Gonzalo e Marisòl, l’anziana afferma di averlo scelto come collaboratore perché entrambi condividono la stessa “fame”. Si può dire che il cannibalismo dell’anziana e l’anelito di protezione del padre verso la figlia condividono la stessa essenza istintuale?
Quello della fame è uno degli istinti più ancestrali e potenti che si dibattono in noi. Ha a che fare con l’autoconservazione e la sopravvivenza esattamente come il bisogno di ossigeno. Ma la differenza fra il respirare e l’ingurgitare sta nel fatto che il primo impulso può essere difficilmente immaginato ai danni di qualcuno o qualcosa, mentre l’atto di cibarsi comporta sempre un certo grado di aggressione, un sacrificio. Credo che lo stesso si possa dire dell’amore: alla fine dei conti, per continuare a esistere, chiede sempre in cambio un tributo di dolore.

Il libro termina con una sorta di redenzione da parte di Gonzalo. Dopo tutto l’orrore a cui abbiamo assistito – dallo smembramento di povere vittime alla freddezza dell’aguzzino di fronte alla morte altrui – è davvero possibile redimersi da un passato talmente mostruoso? È questo che simboleggia l’incanto del pesce luna per Gonzalo e per tutti noi: la possibilità di “spazzare via la tristezza una volta per tutte e ricostruire ogni pezzetto del nuovo mondo”?
Non credo nella redenzione, e se c’è un sentimento che fatico a digerire è il perdono. Tuttavia penso che un essere umano possa sempre affrancarsi dall’orrore aspirando alla contentezza. È l’unica sincera speranza che mi sento di augurare ai miei amici, alle persone che amo, e naturalmente ai miei figli: quella di trovare, prima o poi, un qualsiasi luogo in cui sorprendersi abitati da una soffusa allegria. A volte è successo anche a me. Di solito è durato poco, ma ricordo che ne è sempre valsa la pena.

L’incanto del pesce luna è dedicato a Klaus Nomi e Gene Kelly, un fatto certamente inusuale per un romanzo. In particolare la figura di Gene Kelly, con il suo ritmo e la sua capacità coreografica, percorre tutta la trama, da cima a fondo. Per quale ragione si è sentito di dedicare il libro a questi due artisti e cosa ti colpisce in particolare di Kelly?
Gene Kelly è stato un grande attore, un eccezionale coreografo, e un ballerino straordinario. Veder volare quel corpo atletico e leggiadro mi ha sempre trasmesso allegria. Ogni suo gesto, così aggraziato, energico e gioioso allo stesso tempo rappresenta per me l’immagine perfetta della leggerezza, qualità che non sono mai riuscito nemmeno a sfiorare. Da anni mi sono rassegnato a convivere con un corpo e un’anima pesanti, la mia infatuazione per Kelly in fondo non è altro che una dichiarazione di invidia. Quanto a Klaus Nomi, si tratta di un artista che sembra uscito fuori da un sogno, o forse da un incubo. Ascoltare la sua versione della Cold Song – rivisitazione di un celebre brano del King Arthur di Purcell – può indurre dipendenza. In Nomi, nell’inquietante eccentricità della sua musica e del suo personaggio, ritrovo alcuni elementi del grottesco in cui si muove il mio immaginario. Lui e Kelly mi hanno accompagnato durante tutta la stesura de L’incanto del pesce luna, sono stati la sua colonna sonora. Dedicarlo a loro era il minimo che potessi fare per ringraziarli, anche se non lo sapranno mai.

Un’ultima domanda sulla scrittura in generale. Nella nota finale affermi, con una metafora che profuma sempre di cannibalismo, che “l’immaginario è legittimato a divorarsi la realtà”. Secondo te nella stesura di un qualsiasi genere di libro, può l’immaginario fagocitare e digerire la realtà, sia essa materiale o soggettiva, in maniera così completa da diventare esso stesso realtà?
Difficile parlare di realtà per uno che continua a combattere con la sorpresa di esistere. Credo che la letteratura serva a dare un nome alle cose quando non credi che le cose esistano. Per come la vedo io, il confine fra ciò che siamo e ciò che pensiamo di essere sembra così labile da sparigliare continuamente le carte. Massimo qualche decina di anni e i nostri corpi smetteranno di vivere. Nella migliore delle ipotesi le storie che abbiamo immaginato dureranno qualche respiro in più, e forse qualcuno che non incontreremo mai le userà per costruire mondi nuovi, così come abbiamo provato a fare noi, e altri prima di noi.

I LIBRI DI ADE ZENO



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