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Intervista ad Alberto Ottieri

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Dal 23 al 26 gennaio trenta librai provenienti da tutta Italia partecipano alla quarantunesima edizione del Seminario di Perfezionamento della Scuola per Librai organizzato dalla fondazione Umberto ed Elisabetta Mauri. Tre giornate all’insegna della didattica dove verranno affrontati e approfonditi temi quali la gestione economica e finanziaria della libreria, la gestione dell’assortimento e il servizio al cliente. Mangialibri ha intervistato il neopresidente della Scuola Umberto e Elisabetta Mauri, Alberto Ottieri, figlio di Elisabetta Mauri e nipote di Umberto, nonché vicepresidente e amministratore delegato di Messaggerie italiane, un uomo di grande cultura che fin da ragazzo ha respirato “l’odore dei libri” dapprima per retaggio familiare e poi per passione personale. Ora, la sua sfida, come racconta in questa intervista esclusiva per il nostro magazine, è adeguare al nuovo mondo tecnologico e artificiale l’antico mondo dei libri e delle librerie affinché antico e moderno possano amalgamarsi nel più perfetto connubio tra qualità e innovazione.



Presidente Ottieri, innanzitutto auguri per questa sua nuova nomina e grazie per questa intervista a Mangialibri. Il seminario della Scuola per Librai è partito con la sua prima sessione nel lontano 1984. Come è cambiata la vita dei librai nel corso di questi decenni e quanto la loro formazione è preziosa anche oggi che la società 3.0 guarda ormai a nuove tecnologie e novelli percorsi?
Grazie per gli auguri di questa nuova nomina e grazie a voi dell’invito. Voglio ricordare innanzitutto Achille Mauri, Presidente della Fondazione Mauri e anima della scuola per librai Mauri per tanti anni. Un Presidente e uno zio che non dimenticherò facilmente per il suo carattere generoso e vitale, la sua presenza è sempre stata di grande stimolo per tutti noi. Il mercato del libro è molto cambiato in questi decenni, per la maggiore pressione competitiva sui librai dovuta al progressivo allargamento dei canali di vendita, tra i quali la grande crescita dell’e-commerce fin dagli anni Novanta con un’accelerazione nella fase pandemica. Negli anni Ottanta-Novanta le librerie erano quasi l’unico luogo di vendita, oggi le librerie indipendenti coprono il 17% del mercato. I librai hanno nel tempo dovuto attrezzarsi sempre di più, professionalmente, per rimanere competitivi. In questo senso la formazione gestionale e il continuo aggiornamento professionale hanno giocato un ruolo sempre più centrale nella competizione tra i vari canali di vendita. Per rimanere ancora protagonisti nella vendita dei libri, i librai hanno dovuto rafforzare la propria imprenditorialità. Il filo conduttore tra passato e presente riguarda la necessaria conoscenza di un budget economico/finanziario, un piano di marketing, la gestione del personale, il servizio al cliente, come creare un buon assortimento. La libreria, luogo di passione e motivazione per la cultura, i libri e i lettori, è diventata una vera e propria azienda, al di là della sua dimensione fisica. Da questo punto di vista la Scuola per Librai Mauri ha investito sempre più nella formazione di tecniche di gestione, paragonabili a quelle di altri settori, diventati strumenti ancor più indispensabili per i librai del futuro. A tutto ciò si è aggiunta la rivoluzione del mondo dei social e del digitale, in cui una nuova generazione di giovani librai, che parlano inglese e frequentano le università, si sono fatti trovare pronti per allargare i confini fisici della libreria e parlare ad un pubblico ancora più ampio di lettori, vere e proprie “Comunità”, librai come dei veri e propri “Influencer”. Ai giovani lettori del futuro si rivolgono con successo i giovani librai del futuro.

A partecipare a questa nuova edizione 2024 del Seminario ci saranno trenta librai. Come sono stati scelti? Ci sono anche giovani o solo persone di lunga esperienza?
La Scuola Mauri ha fondato 41 anni fa un Seminario di Perfezionamento per librai, librai esperti perfezionano la loro competenza. Questa missione di perfezionamento non è cambiata rispetto al passato, ciò che ha dovuto evolvere, per rispecchiare i cambiamenti del mercato, è l’appartenenza dei librai allievi a librerie non solo indipendenti, ma anche alle librerie di catena. Oggi la metà degli allievi che partecipano al corso di Venezia sono librai indipendenti, l’altra metà appartengono a gruppi di librerie come Feltrinelli, Libraccio, Ubik, Mondadori. Indistintamente sono librai che condividono la passione per il libro ma anche la necessità continua di formazione. La selezione dei librai comincia fondamentalmente dai corsi che offriamo tutto l’anno a Milano, meno conosciuti di Venezia ma altrettanto importanti, dove chi partecipa frequentemente ha più chance di essere selezionato tra le candidature veneziane. Ovviamente anche la formazione ha dovuto aggiornarsi tramite modelli di insegnamento più vicini e affini al mestiere del libraio. Il nostro metodo didattico ha sempre cercato di coniugare le teorie economiche gestionali al lavoro più specifico in libreria. Per questa ragione gli insegnanti dei corsi sono sia professori universitari che operatori del settore librario, che personalità autorevoli nei loro campi specifici. Gli allievi librai sono oramai principalmente giovani librai, donne e uomini, testimoni di un vero e proprio ricambio generazionale in atto nel mondo della libreria, curiosi, appassionati, istruiti, che conoscono il mondo e le lingue straniere, desiderosi di appropriarsi degli strumenti necessari per diventare ancor più imprenditori di sé stessi. È chiaro che i giovani non hanno “lunga esperienza”, hanno invece “forte esperienza”, dovuta alla velocità di apprendimento e a alla competenza nelle tecnologie e nei social dove in questo caso hanno “lunga esperienza”.

Nella giornata conclusiva del Seminario verrà consegnato il Premio Luciano e Silvana Mauri. I vincitori come vengono decisi e quali caratteristiche o requisiti devono possedere?
I vincitori del premio “Luciano e Silvana Mauri” sono scelti all’interno di una rosa di proposte tra librai che si sono distinti nel tempo, elemento importante che testimonia le loro capacità anche imprenditoriali, e che possono essere di esempio e punto di riferimento, non solo per la realtà locale in cui operano, ma nel mercato librario in generale. Librai riconosciuti per la loro autorevolezza culturale e imprenditoriale al di là dei meriti acquisiti sul campo. La scelta del libraio da premiare è fatta internamente alla Scuola, in una consultazione che coinvolge il sottoscritto e mio cugino Stefano Mauri (Luciano Mauri, fondatore della Scuola e Silvana, con lui anima della Scuola, erano fratelli. Luciano padre di Stefano, Silvana mia madre).

Nella prima giornata del Seminario, invece, tra le varie attività c’è un focus sul mercato del libro in Europa. Quali differenze si possono grossolanamente individuare tra il mercato dei libri in Italia e quello nel resto del nostro continente?
Il mercato dei libri in Italia non ha nulla da invidiare agli altri Paesi europei. Durante la pandemia di COVID-19 l’ex ministro Franceschini ha definito le librerie “bene primario” (al pari delle farmacie e dei negozi alimentari), ha elevato i libri e le librerie a beni necessari e indispensabili. Così come va segnalata l’istituzione dell’App 18, il buono di 500 euro per chi compie 18 anni, ideato dal governo Renzi, copiato dalla Spagna e dalla Germania, come un esempio di incentivazione della lettura tra i giovani. Purtroppo il governo attuale ha notevolmente ridotto la sua efficacia limitando ad un ISEE di 35 mila euro famigliare il beneficio della App 18. Oggi in Italia sono protagonisti editori, distributori, grossisti, librai fisici e online che coprono in maniera capillare tutto il territorio nazionale, con meccanismi efficienti di produzione, distribuzione e vendita, non più così lontani da quello che accade negli altri Paesi europei. Forse il mercato del libro italiano, come scriveva Tullio de Mauro in un bellissimo libro sulla lettura pubblicato da Laterza anni fa, sconta le nostre radici letterarie, più umanistiche che scientifiche, che rendono la narrativa italiana e straniera protagoniste rispetto alla saggistica e manualistica, più diffuse in altri Paesi e che ovviamente allargano le fasce dei lettori potenziali e il mercato (Germania e Francia ad esempio). Non c’è dubbio che l’esplosione tecnologica e l’utilizzo dei social durante la pandemia ha avvicinato le esperienze dei singoli mercati, uniformandoli ulteriormente. I giovani sono protagonisti di questa rivoluzione e frequentano in tutto il mondo i libri e le librerie (chi lo avrebbe mai detto prima della pandemia?) e sono i naturali interlocutori dei giovani librai. I librai sono interlocutori più caldi e amichevoli della fredda tecnologia dell’e-commerce.

A suo avviso i librai resteranno anche “persone di cultura” o nel prossimo futuro si concentreranno soprattutto nella gestione manageriale della loro impresa e nell’assicurarsi solo i profitti necessari alla loro sopravvivenza?
Rispondo alla domanda sui librai del futuro con una domanda a mia volta: quale settore è paragonabile a quello librario, in cui ogni libro da vendere è diverso da quello successivo o precedente? Quale settore commerciale ha in assortimento circa 2 milioni di titoli in commercio da vendere? I librai nascono con la passione, la curiosità e l’entusiasmo per i libri, i lettori e gli autori. Senza queste caratteristiche difficile improvvisarsi librai. Ma in un contesto sempre più competitivo, senza gli strumenti gestionali adatti al mestiere, i rischi possono essere molti e imprevedibili.