Intervista ad Ali Bécheur

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Romanziere e saggista, Ali Bécheur è uno degli scrittori tunisini più celebri al mondo. Nella sua esplorazione dei rapporti umani, sempre centrali nei suoi libri, Bécheur mescola sapientemente la storia del suo Paese. Eventi di portata sociale enorme e piccoli accadimenti della vita quotidiana, questi sono i due ingredienti principali delle sue storie. Nei giorni del BookCity di Milano 2019, lo scrittore tunisino è tornato in Italia per parlare dei suoi ultimi libri. Ecco cosa ci ha detto.




Nel tuo romanzo I domani di ieri ti focalizzi sul rapporto padre-figlio, relazione ancestrale, profonda, intimissima e sempre diversa. In passato invece di sei concentrato su quello madre-figlio. Come mai questo battere sui meccanismi famigliari?
Perché i nostri avi sono parte di noi. Siamo tutti il risultato dei nostri avi e diventeremo gli avi dei nostri figli, c’è una trasmissione diretta tra gli avi e noi stessi e in fondo il titolo di questo libro che cos’è? Oggi è il prodotto di ieri e domani è il prodotto di oggi.

A una narrazione emotivamente molto densa intrecci fatti di portata storica, accadimenti che hanno segnato il Novecento e il popolo tunisino. La Storia, e quella della Tunisia in particolar modo, è protagonista del romanzo tanto quanto lo è il tuo personaggio principale, Ali?
Sì e no. La Storia è soggettiva, e questa non è la storia di uno storico, io non lo sono. Non ho scritto né un libro di storia né un romanzo cosiddetto storico, però ho preso dei punti di riferimento all’interno della Storia per poter segnare delle tappe. In fondo, racconto la storia di tutta una vita, c’è un Omar piccolino che piano piano cresce e al suo interno ci sono varie tappe, ognuna di queste segna un’evoluzione della Storia ma anche un’evoluzione del personaggio. Come mi è già capitato di dire noi siamo come le caramelle dentro al barattolo: la nostra storia si trova all’interno di quella più grande.

A proposito della Tunisia e della grande storia del Novecento. Quanto hanno influito sulla tua letteratura gli avvenimenti che hanno segnato il secolo passato? Nella tua carriera hai cercato di soffermarti sull’esplorazione di sentimenti soggettivi, di fatti che avessero a che fare con la sfera emotiva o piuttosto hai cercato di narrare storie di più ampia portata?
Per me i due termini non sono in opposizione, anzi sono in osmosi. Quando racconto la storia di un personaggio devo situarlo all’interno di un’atmosfera, nella situazione in cui si trova, e quindi mi pongo sempre tre domande; in definitiva lo scrivere un romanzo è un po’ il lavoro del cineasta quando costruisce le proprie sequenze. Mi chiedo sempre. Il personaggio com’è? Chi è? Dove si trova? E quando si svolge la storia? Creo un’atmosfera, lavoro con due telecamere: quella interna, che definisce le emozioni dei personaggi, e quella esterna che ci dice dove ci si trova e qual è l’atmosfera in cui ci si muove. Lavoro su questi due piani affinché il lettore possa entrare nel libro.

Il vento dell’islamofobia e del razzismo parrebbe soffiare su tutta Europa. La tendenza oggi sembrerebbe quella di una chiusura totale verso chi è diverso da noi per colore della pelle, religione e orientamento sessuale. A cosa credi sia dovuta questa inversione di rotta? E come pensi che procederà?
Innanzitutto mi dispiace molto e mi oppongo a qualunque razzismo. Si tratta di un’infezione, e quando dico qualunque lo dico perché non esiste solo l’islamofobia, ma anche l’antisemitismo e il razzismo delle razze. C’è ancora qualcuno che crede che esistano le razze, incredibile: è scientificamente stabilito che i nostri antenati provenissero dall’Africa e che fossero neri, poi a mano a mano che sono saliti verso l’Europa si sono sbiancati; non avevano più bisogno della protezione contro il sole. Ma esistono, secondo alcuni, delle razze e questa è un’aberrazione alla quale mi oppongo. Com’è destinata a evolversi la situazione non lo so, temo però che questa ondata anglosassone stia invadendo non solo l’Europa, ma il mondo intero. È una supremazia non solo dell’uomo, ma in generale. Viviamo in un’ottica di società mercantile dove tutto è acquistabile e monetizzatile, anche l’uomo: è sufficiente dare un’occhiata a quanti siti pornografici e di prostituzione ci siano in giro. A milioni. Quindi va bene tutto ciò che porta soldi. L’arte ad esempio non ha prezzo, secondo me. Per me l’arte è una cosa sacra. Ricordo una pubblicità bella. In Francia noi abbiamo una stagione dove ci sono tutti i vari premi letterari e c’era questa immagine con un libro con su scritto che un buon libro non ha prezzo.

I LIBRI DI ALI BÉCHEUR



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