Salta al contenuto principale

Intervista ad A. J. West

Articolo di

A.J. West, originario del Buckinghamshire, accoglie la stampa con un sorriso contagioso, una pronuncia impeccabile, la voce calma ma al contempo carica di emozione nel parlare del suo romanzo di esordio. Ex giornalista BBC con dei trascorsi radiofonici e televisivi, ha scelto di coronare il suo sogno di diventare uno scrittore affidandosi a una storia vera, poco conosciuta, se non dimenticata, dai più. Una storia che risale agli anni Venti e che riguarda il fenomeno dello spiritismo, allora molto in voga. Durante uno dei Press Cafè organizzati da Lucca Comics and Games, conosciamo questo interessante scrittore che ha saputo reinventarsi, sfruttando il suo spirito giornalistico e coniugando la ricerca della verità alla passione per la narrativa.



La trama de La meccanica degli spiriti è basata su personaggi realmente esistiti. Quando ti sei imbattuto per la prima volta in questa storia incredibile?
Nel 2015-2016 lavoravo come giornalista per la BBC in Irlanda del Nord. Stavo leggendo un memoir di Houdini, A Magician Among the Spirits, che documenta il suo impegno nello smascherare gli impostori che si fingevano medium. Verso la fine, mi imbattei nel nome di William Jackson Crawford, un nordirlandese che morì a Bangor, nella contea di Down, luogo dove ho poi scelto di iniziare e concludere il mio romanzo. Una strana coincidenza che ricordo mi fece cadere il libro dalle mani.

Tra gli elementi principali del romanzo troviamo la contrapposizione tra vita e morte e l’ossessione per la vita oltre la morte. Secondo la tua opinione, cosa di questo argomento affascina così tanto l’uomo?
Cosa accada dopo la morte è una delle grandi domande che tutti ci poniamo. Ovviamente anche io penso alla morte molto spesso, e la temo. Molte persone vorrebbero che io credessi nei fantasmi e mi chiedono se li ho mai visti. C’è stato solo un momento in cui ho percepito qualcosa che potrei definire paranormale nella mia vita e mi verrebbe da dire che si sia trattato dell’incontro con William Jackson. Ma ad ogni modo io non credo nei fantasmi. Se ne avessi visto uno probabilmente adesso avrei le riposte a molte delle domande che mi pongo. La consapevolezza che le persone a me care possano restare con me e che la vita dopo la morte continui sarebbero delle rivelazioni che cambierebbero la mia vita, rendendomi sicuramente una persona più felice e rilassata. È da questo desiderio che prendono origine il paranormale, il folclore… le religioni? La superstizione. È da qui che nasce anche il mio libro e la fiction gotica. Il desiderio umano di storie che parlino di una vita che continua. Non tanto per noi, ma per le persone che amiamo. Molti identificano il mio libro come un racconto di fantasmi ma io credo sia la storia di un essere umano, la storia di William e della sua distruzione, di un uomo che disassembla e destruttura la sua identità e del suo disperato desiderio che i fantasmi siano reali.

Quali sono le tue fonti di ispirazione? Il modo in cui descrivi il contatto con le presenze paranormali potrebbe ricordare un po’ anche lo stile di Shirley Jackson…
Principalmente a ispirarmi sono stati scrittori di fiction gotica: Edgar Allan Poe, Charles Dickens (seppur non venga inserito spesso nel genere gotico, anche se dovrebbe), Arthur Machen, M.R. James e Horace Walpole, l’inventore del genere con Il castello di Otranto. Mi sono ritrovato a seguire le orme di scrittori inglesi che hanno celebrato l’Italia. La cosa che preferisco di Walpole è che ha inventato la gothic fiction scrivendo del castello di Otranto senza sapere se a Otranto ci fosse veramente un castello. Quando un suo amico gli rivelò di averlo effettivamente visitato, rimase scioccato. Credo che questo riassuma bene il concetto alla base della narrativa gotica: la gioia di constatare che l’immaginazione è capace di superare l’esperienza di tutti i giorni a tal punto da riuscire a creare un castello che in realtà già esiste da qualche parte.

Che cosa del tuo lavoro di giornalista hai portato con te nel mondo della fiction?
Il lavoro del giornalista è quello di trovare la verità nascosta alla base delle storie. Il libro è basato su due anni di ricerca in cui mi sono immerso nella storia dell’Irlanda del Nord leggendo gli scritti di William sui suoi esperimenti, Ho cercato di mettere in discussione tutto quello che leggevo e di individuare quello che i fatti realmente volevano dire. Quando ho parlato con i discendenti di William, mi sono reso conto che nemmeno loro conoscevano i dettagli della sua storia, sono stato io a rivelargli molte verità nascoste o dimenticate. Frequentando gli archivi, sono entrato in possesso del suo certificato di morte. Fino a quel momento si pensava che William si fosse ucciso sparandosi per poi affogare in un lago, ma io li ho corretti in quanto dal certificato si evince che si suicidò assumendo cianuro di potassio. La sua stessa famiglia lo aveva voluto dimenticare, seppellendolo sotto una lapide senza nome. Sono felice che grazie alle mie ricerche la sua immagine sia stata in qualche modo rivalutata, anche dalla famiglia stessa.

Il linguaggio adottato ne La meccanica degli spiriti risulta molto ricercato e contestualizzato all’epoca in cui si svolgono i fatti, i primi decenni del 1900. Nonostante questo, c’è anche spazio per dei passaggi caratterizzati da uno stile più ironico che immagino derivi dal tuo bagaglio personale. Giusto?
In effetti scrivere in modo così ironico e creativo mi ha spesso messo nei guai con gli editori durante la mia carriera di giornalista. Mi dicevano “Stai scrivendo delle notizie, non un romanzo!”, quindi in realtà mi sento più a mio agio in veste di scrittore piuttosto che giornalista. Molti degli aspetti ironici ma anche più oscuri presenti nel libro provengono dalla mia esperienza personale, dai momenti che stavo vivendo durante la stesura. In quel periodo stavo attraversando una fase strana della mia vita che mi spaventava, ma al contempo divertente e piena di ironia. Arrivato circa a metà della storia, mi sono accorto di aver inserito inconsapevolmente molti elementi autobiografici e che William, in parte, assomiglia a me. È una cosa difficile da ammettere, perché lui è un antieroe, non è certo un personaggio amabile. Mentre scrivevo lottavo con i miei principi personali, cercando di capire che tipo di uomo volessi essere. Anche io rincorrevo qualcosa di impossibile per me, al momento: essere un autore. Così come William. Anche se la mia storia ha un esito più felice della sua.

Chi è il lettore ideale a cui è rivolto questo libro? A che target pensavi mentre lo scrivevi?
Ho scritto questo libro per me stesso. Non immaginavo sarebbe piaciuto così tanto. Credo che il lettore ideale sia qualcuno che apprezzi l’humor e l’ironia ma che non sia spaventato dalle ombre più oscure che si possono trovare nella vita di tutti i giorni. È un libro che parla di una sorta di femminismo capovolto, in cui il punto di vista è quello di uno sciovinista tossico. Molte delle mie amicizie femminili si sono irritate leggendolo ma lo hanno trovato anche affascinate, altre lo hanno odiato e basta. Dalle mie ricerche è emerso che William in realtà era molto rispettoso nei confronti di Kathleen, più di quanto lo fossero i suoi colleghi investigatori durante i vari test sulle medium. Faceva condurre gli esami fisici più intimi dalla moglie e dall’infermiera e si limitava a toccare la ragazza solo esternamente. Erano pratiche molto comuni per l’epoca. Ciò ovviamente non vuole essere un’attenuante per il suo comportamento. In base alle mie ricerche, mi sento di ipotizzare che William potesse essere affetto da un disturbo dello spettro autistico, o comunque possedere una personalità divergente. Questo libro assume molta importanza ai nostri giorni perché caratterizzato da un conflitto tra potere e libertà, tra classe media, classe operaia e abuso di potere.

Il romanzo è ambientato nel 1914, un’epoca ricca di cambiamenti e di personalità contemporanee e affascinanti come il già citato Houdini. C’è qualche personaggio in particolare che ti ha colpito e ispirato?
Sir Arthur Conan Doyle, uno dei più importanti scrittori inglesi, possedeva una personalità contraddittoria. Un genio, creatore di uno dei più famosi investigatori della letteratura, ma al contempo anche un gran credulone se si parla di spiritismo e argomenti affini. Poteva capire dove fosse stata una persona basandosi sul fango rimasto sotto le scarpe ma si rifiutava di credere alle spiegazioni che lo stesso Houdini dava dei trucchi usati. Per noi è difficile da credere ma penso che ciò sia stato il nucleo di gran parte della sua ispirazione. L’audacia di credere in qualcosa solo perché lo vuoi ardentemente, anche se assurdo. Anche William ha lo stesso atteggiamento, così come le molte persone che oggigiorno credono a cose ridicole lette sui social. Ho speso sei mesi per scrivere il capitolo con Houdini e Conan Doyle, leggendo tutto quello che Conan Doyle e Houdini hanno scritto sullo spiritismo. L’ho riportato in un testo e ho iniziato a lavorarci tagliando di volta in volta delle parti e trasformandolo in un dialogo. In quel capitolo ho cercato di usare il più possibile le loro parole, ero spaventato che queste due enormi personalità potessero vendicarsi se avessi travisato il loro pensiero.

Dalla tua biografia apprendiamo anche che hai una forte passione per l’Egitto. La scoperta della tomba di Tutankhamon, in particolare, ti ha entusiasmato molto…
La prima storia che ho scritto e letto di fronte alla classe da bambino, intorno ai sette anni, riguardava proprio Tutankhamon. Ero un bambino molto solitario, bullizzato, scrivere quella storia mi ha fatto sentire per la prima volta come se valessi qualcosa e orgoglioso di me stesso. Ancora adesso mi capita di provare la stessa sensazione. Mi piacerebbe tornare indietro nel tempo e mostrare al me stesso bambino il libro che ho pubblicato. Tutt’ora sono molto attratto dalle antiche tradizioni egizie, in particolar modo dal loro interesse per il concetto di immortalità.

Questo è il tuo primo libro ma immagino non l’ultimo. Hai già in mente qualcosa per il futuro? Pensi di continuare con il genere gotico?
Continuerò sicuramente a scrivere, il gotico è pieno di spunti legati ai concetti di morte, pericolo, magia. Il mio secondo romanzo, che uscirà a giugno 2024 nel Regno Unito, parlerà della cultura gay underground di Londra, chiamata molly culture. Nel periodo in cui ho scelto di ambientare la storia, i gay venivano cacciati e torturati. Avrà un'impronta mistery thriller in cui si cercherà di scoprire chi abbia tradito la comunità gay. Torneranno le atmosfere gotiche, la morte, e anche qualche fantasma. Il titolo sarà Il tradimento di Thomas True. Mi piacciono i giochi di parole, usando il termine “tradimento”, resta il dubbio se Thomas sia colui che è stato tradito o colui che ha tradito. Inoltre, sono molto felice di annunciare che la scorsa settimana ho concesso i diritti per la realizzazione di un film basato su La meccanica degli spiriti, ci sono diversi big di Hollywood interessati al progetto.

I LIBRI DI A. J. WEST