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Intervista a Alessandro Colizzi

altIl tuo libro Il corpo di mia madre è un pugno nello stomaco per chi si culla nell'illusione che la famiglia sia un porto franco, un luogo immune dalle miserie umane o per chi crede che comunque, alla fine, c'è sempre un 'volemose bene' che risolve tutto. Colizzi, perché tanta ferocia? Proprio perché penso che la famiglia sia una cosa importante, dalla quale difficilmente si può prescindere… Per questa ragione il mio libro è così feroce. Ho voluto raccontare un certo tipo di famiglia che purtroppo conosco bene e che intorno a me ha prodotto e produce solo disastri. Quanto c'è di autobiografico nella vicenda di Andrea? Nella vicenda direi molto poco, nell’ambientazione e nei caratteri molto. Dal romanzo esce un ritratto impietoso degli intellettuali, artisti, cinematografari e teatranti 'di sinistra' e delle loro incoerenze. C'è davvero una contraddizione insanabile tra le idee libertarie e l'ambiente alto-borghese? Brutalmente: un ricco può dirsi di sinistra? Essere di sinistra ha a che fare con i sentimenti, i valori di una persona, non necessariamente con il suo portafogli. Poi certamente c’è anche chi decide la sua idea politica in relazione al suo interesse economico… Ma questa è un’altra storia. Per quanto riguarda il ritratto impietoso, la risposta è semplice: nei confronti della gente di sinistra sono più esigente, mi aspetto comportamenti diversi… Forse sono un po’ ingenuo. Il sesso ha un ruolo essenziale nel tuo libro, ma è spesso un sesso problematico, inceppato, nevrotico, anche rabbioso a tratti. Perché? Credo che il sesso – fare sesso – sia un modo di esprimere se stessi e raccontare che tipo di atteggiamento ha un personaggio nei confronti del sesso aiuta a capire molto del suo carattere. Per Andrea il sesso è appunto problematico, inceppato, nevrotico, e anche rabbioso: credo sia l'essenza del suo personaggio. Quanto c'è di cinematografico nella tua scrittura, e che peso ha avuto in questo romanzo d'esordio la tua esperienza come cineasta? Non ne ho una grande consapevolezza. Sono due mondi nei quali mi riconosco che però cerco di tenere separati. Quando scrivo un racconto non lo faccio da regista, e viceversa se penso a un film cerco di dimenticare la narrativa. In ogni caso l’idea di questo romanzo è nata molto prima di tutte le cose che ho fatto finora per il "cinema". Che tipo di lettore è Alessandro Colizzi? Qual è l'ultimo bel libro che hai letto? Molto disordinato. Salto, come si dice, di palo in frasca. Ma credo sia il bello della lettura: il fascino di incontrare persone diverse. Fra gli ultimi libri letti ricordo con piacere: Elogio delle donne mature di Vizinczey e Il caso Franza della Bachmann, che peraltro avevo già letto qualche anno fa. Cosa stai scrivendo in questo momento? Il tuo prossimo libro avrà atmosfere e sapori simili a questo? Ho appena finito di scrivere la sceneggiatura del nuovo film. Per quanto riguarda il prossimo libro parlarne è davvero prematuro.